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Tennent's star

Recitato in data sabato, 24 maggio 2008 de vita, teatralità, borrachata, inquietudo, lesboworld
Ecco qua...una Tennent's vicino alla tastiera, gli occhi etilici a mezz'asta, le dita un pò fremanti...
Sinceramente pensavo a qualcosa di meno melodrammatico per il ritorno alla bloggosfera, ma..si sa..la maggior parte delle persone scrive proprio per scaricare l'anima ulteriormente appesantita dalle pene ed io non posso certo dire di essere da meno, vero...
Mi commisero veramente tanto in questo momento..
Riesco lucidamente a vedermi dall'esterno (nonostante le...ehm...3 birre? si, tre birre) e sembro la protagonista di una stomachevole pellicola a tema di serie b!

Allora...

Le cose, da sei mesi a questa parte, sono mooooolto cambiante. Eccome se sono cambiante!
Innanzittutto sono fidanzata.
Grazie, grazie...

E poi sono ufficialmente lesbica.

Si.

Non che prima non lo fossi, ma...non avendo mai avuto una storia "seria" ( lo metto tra virgolette perchè la serietà di una storia è sempre affare molto soggettivo e personale..), tutti ancora pensavano ad una "inclinazione simil-infantile destinata ad assopirsi".

Più o meno è così che diceva, si...

Comunque..

Non so se posso affermare ufficialmente di essere lesbica, ma...amo una donna...una donna *vera*..

E con *vera* intendo una donna femminile e non la classica lesbica "villosa" che possiamo ritrovare nell'immaginario collettivo....con tutto il rispetto per le lesbiche villose..

Il problema è che..accettando di essere lesbica, amando una donna e volendo far parte di "questo" mondo...devo anche accettare una serie di mazzi e contromazzi che, sinceramente, non ero pronta ad affrontare....

Tanto per incominziare:
1)le gelosie femminili....che mi stanno brasando l'anima. Perchè se hai una interazione/relazione/scambievolezza/reciprocità/dù parole in croce con un qualsiasi altro essere, sia esso di origine umana/animale e/o vegetale....sei una stronza perchè ci provi con qualcun'altro/a/altro vivente.
2)tutte le fisime su come ti vesti, ti atteggi, ti trucchi, ti muovi, cammini...respiri. "Non penserai di uscire con quella maglietta, vero?????????" ed io ingenuamente: "Ehm, si perchè? mi sta male?" e lei: "Fa troppo troia in cerca...levala assolutamente". "Ok amore.."
3)le "strane" sensazioni. Si perchè le donne hanno un "sesto" senso e pensano veramente che quel sesto senso (spesso indice solamente di una carenza o un eccesso di ormoni) sia qualcosa di cui bisogna assolutamente fidarsi. Soprattutto se è al livello dello stomaco.
4)la stronzaggine delle "altre" che, appena saputo che sei piacevolemte in coppia, ti trovano irresistibile e cercano di concupirti.......soprattutto quelle che prima non ti si filavano manco per caso...e cercano di farti cascare nei loro tranelli per distruggere ciò che più ami.
Questa è tosta, eh...
5)i "saggi" consigli delle vecchie lesbiche (vecchie nel senso che sono "su questa barca" dall'uno quando non c'era nessuno, praticamente...) che altro non fanno che metterti un'ansia spropositata.
6)le mutevolezze quotidiane. Perchè se ieril'altro era nero e ieri era bianco...oggi è assolutamente grigio. E senza possibilità di discutere alcuna.
7)E i pensieri tipo "So che tu pensi che io presumo che tu hai detto di me che io credevo che tu ritenessi vero ciò che in realtà non poteva essere che tu reputassi...." oppure ".....chissà cosa stai giudicando con quello sguardo e con quell'espressione lì: magari credi che io sto pensando che tu...etc...". Solo una parola: cervellotico.
8)l'arte di complicarsi l'esistenza. Anche le cose più lisce e lineari, per una coppia lesbica diventano...decisamente insormontabili.

Bhè.

Con tutta questa filippica, similcomicodrammatica, volevo solo alleggerirmi l'anima oltremodo appesantita dalle pene.
Perchè io ho esattamente tutti gli otto punti descritti.
E mi sono quasi venuta a noia da sola.
Dita calcò le scene alle 00:49 | commenti: commenti (11)(popup)
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Perle

Recitato in data sabato, 29 settembre 2007 de vita, parapsicologia, teatralità, traumi quotidiani, notiziorum
petruzzelliPuò il senso di rassegnazione essere una chiave di volta per aprire la risoluzione della situazione problematica?
Pensavo a questo ieri mattina, mentre scorrazzavo nel traffico con.....lei: l'attrice che più preferisco e che ha calcato le scene del mitico Petruzzelli di Bari. Mia nonna.
Guidavo cercando di non perdermi nei meandri di Scandicci rivoluzionato dalla prossima Tramvia e nelle orecchie solo quella voce:
"..perchè devi tornare a recitare, ora abbiamo il teatro fisso e le scene e i compagni recitano benissimo e siamo una bella compagnia e la Sandra non la reggo e si deve recitare a Pisa, a Livorno e siamo richiestissimi..e ora si va al tenax, sai che recitiamo al tenax?" Si, alla disco con gli impasticcati e le luci psichedeliche. Lei lo farebbe senza problemi, non vi preoccupate.
"Certo nonna"
"...e tuo zio ha fatto un incidente e devo pagare...e poi metto l'apparecchio acustico e mi gira sempre la testa...oioi come si invecchia male..e la tua mamma e la Vanna e Mauro e quanto è bravo, bello, onesto, attore, umile, un buon partito, sposalo e lo dico per te e lo sportello del forno, mi devo comprare un nuovo frigorifero, faccio una cambiale, un mutuo, delle rate..devo portare il cane a tosare, mi accompagni? e mi lasci davanti al comune che devo andare a Mani Tese? e ci serve un divanetto per la scena e mi dai il tuo no anzi me lo compro nuovo, gonfiabile, con tre gambe, alto, morbido, senza cuscini ma con lo schienale e braccioli, ma economico, usato, trasferito, filtrabile, me lo regalano, a fiori, ma forse con le stringhe fa più scena e lo ricompro, lo imbottisco, lo cucio, lo cuocio...ieri sera mi son fatta la peperonata, il pollo, il latte condensato, devo fare la spesa, non ho soldi, mi fai un prestito, ma ho riscosso..."
"Certo nonna"
"..e l'incidente che ha fatto tuo zio, te l'ho detto? mi servono un milione e mezzo e dove li trovo? e poi metto l'apparecchio acustico e mi gira sempre la testa...oioi come si invecchia male..e la tua mamma e la Vanna e Mauro e lo sportello del forno........e siamo già arrivati???"
"Certo nonna"
Insomma quando devo stare con...lei è sempre un pò una preoccupazione per me perchè non so mai come mi ritrovo quando tutto è finito; e questo mi crea ansia a livelli psicosomatici, con attributi annessi.
Ma non è solo...lei che mi crea questo disagio; è un pò una reazione che ho (ho avuto) di fronte alle più svariate situazioni, per non dire tutte le situazioni: si sa che chi soffre d'ansia patologica la generalizza a tutti i livelli di vita.
Ieri mattina non avevo ansia.
Mi sono sorpresa.
Eppure la situazione era altamente ansiogena, ve lo assicuro!
Ma non lo ero e ciò mi ha dato da pensare.
Credo sia l'effetto di quel processo di cui parlavo giorni fa. Ho misteriosamente imparato a vedere automaticamente il buono e il positivo in ogni situazione: tutte ce l'hanno, bisogna solo avere voglia di trovarlo. E una volta trovato, si prova un mistico piacere nel fare le cose; non solo, ma ci si convince che tutto ciò che facciamo è necessario e utile e degno di essere fatto bene; bisogna godere di ogni nostro compartamento ed essere focalizzati nel qui ed ora senza vagare col pensiero a ciò che verrà dopo, poi, domani, fra una settimana o fra un'ora. Questo contrastare il presente che non ci piace ed essere proiettati nel futuro, mette ansia. Patologica. Che poi viene somatizzata.
Credo che questo passaggio, insight, automatico all'accettazione del godere recondito di tutte le cose stia nel fatto della rassegnazione. Mi sono rassegnata, ieri mattina, a passare una sfilza di minuti interminabili con...lei e ho evitato, così, di sprecare energie mentali per una vana opposizione alla situazione e ho scoperto, con mio sommo piacere, che è stata anche una piacevole mattinata!
Insomma..tutto per dire che i soldi che da tre anni dò al mio analista, non sono stati buttati.
Perchè, come dice...lei, mia nonna che ha calcato le scene del Petruzzelli di Bari, siamo tutti come il ciuco del Benelli: con mille mali sotto la coda e la coda marcia.
Dita calcò le scene alle 19:02 | commenti: commenti (16)(popup)
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Le Ragioni Di Sabina

Recitato in data lunedì, 10 settembre 2007 de vita, teatralità, notiziorum, lesboworld

Finalmente, dopo tanta attesa, ieri sera sono riuscita ad andare al cinema a vedere la Guzzanti e il suo Le Ragioni Dell'Aragosta.

Ho trovato spunti di riflessione interessanti e molte chiavi di lettura, di questo film. La protesta alla politica moderna è resa più delicata e passa attraverso temi coinvolgenti come l'importanza di dedicarsi anima e corpo ad un progetto focalizzandosi sul lavoro da compiere, piuttosto che sulla meta da raggiungere e facendo emergere quanto siano fondamentali i rapporti umani e sociali, i quali ci aiutano ad uscire dalla nostra ristrettezza e, a volte, autistica, fissazione mentale. La fatica fisica, intellettuale, spirituale e la fatica della convivenza in un gruppo, viene fuori come possibile soluzione ai tempi corrotti e decadenti in cui viviemo, perchè il futuro migliore, prima di raggiungerlo, è importante saperlo immaginare nella sua costruzione.

Bellissimo, ovviamente, rivedere parte del vecchio gruppo di Avanzi riunito insieme ancora una volta e gustarsi nuovamente alcune scene più o meno comiche di spettacolo libero...

....e mentre ero lì, intenta a carpire ogni messaggio possibile e costruttivo della pellicola e a svolgere il mio ruolo di finta intellettualoide con i miei accompagnatori, spunta un omino, munito di microfono, che si presenta come critico (.....mah.) cinematografico, ed annuncia un dibattito sul film......e da dietro la tenda rossa compare nientepopòdimenoche

guzzanti(3)

<Ah, benissimo! dev'esser la mia serata fortunata!>.

Un'oretta di interazione con Saby (ormai pappa&ciccia io e Saby) che ci ha spiegato come è nato il film, l'idea, lo spunto da parte dei vecchi amici-colleghi, gli intenti ed i progetti futuri...

Ovviamente la banalità delle domande che le sono state poste ha rasentato l'incredibile (e non dovrei lamentarmi visto che io per prima sono stata muta come un pesce per tutta l'ora...), ma mi ha sorpreso la semplicità, la scioltezza con cui si è resa disponibile ai nostri occhi.......

Che bella.

 

Dita calcò le scene alle 11:46 | commenti: commenti (22)(popup)
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Ἀντιγόνη

Recitato in data martedì, 21 agosto 2007 de vita, teatralità

 

antigone

 

 I gran vanti
   dei superbi, da duri castighi
   colpiti, ammaestrano
   troppo tardi, a far senno, i vegliardi.


Dita calcò le scene alle 16:56 | commenti: commenti (11)(popup)
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Ex-In-plosion

Recitato in data lunedì, 30 luglio 2007 de vita, parapsicologia, teatralità, inquietudo

<I rapporti umani sono come delle miscele, più o meno perfette, che, alle volte, possono risultare addirittura esplosive..io, modestamente, sono dinamite negli ultimi tempi> dico io. Grande verità.

Antefatto: ragionavamo ancora su questa divisione netta tra i ruoli che sono costretta ad affrontare nella vita sociale;

 <..invece di considerare questi copioni come delle isolette staccate in un mare di passione, giudizio e controllo assolutamente inconsci e trascinanti> dice <sforzati di pensar loro come tante facce di una stessa figura poliedrica..sei sempre tu. Sei un cubo>.

Sono sempre io? Mah...Penserei più ad una personalità schizoparanoide. Sia chiaro: sempre meglio della borderline.

<La relazione con le altre persone non potrà mai essere sempre la stessa e uguale in ogni circostanza: ogni persona ci suscita qualcosa di particolare ( ha marcato con un bel sospiro questa parola..che avrà voluto dire???) al quale rispondiamo con una reazione altrettanto particolare; la nostra reazione, a sua volta, influenzerà il comportamento di chi abbiamo di fronte in maniera, direi,  particolare. Tutto questo è racchiuso in un circolo causa ed effetto senza fine, sempre uguale nella sua persistenza, ma sempre particolare a seconda di chi sono i commedianti>. Era particolarmente poco specifico. Lo odio quando fa così.

Ci sono delle persone che tirano fuori il meglio di noi, senza fare niente di straordinario: grazie al loro naturale comportamento, riescono a far prevalere i nostri lati buoni sulla nostra parte più oscura.

Ci sono persone che tirano fuori il peggio, del peggio, del peggio, del peggio, del peggio del nostro animo. Tutti noi abbiamo una buona dose di marcio, dentro. E' scontato.

<Ovviamente ognuno ha la sua caratteriale predisposizione!!!!> , bofonchia. Un uomo arido di sentimenti molto difficilmente riuscirà a trovare qualcuno/a che riuscirà a coinvolgerlo completamente; una donna che per natura ha bisogno di grandi passioni per vivere, non avrà mai rapporti equilibrati. Il carattere, però, non deve diventare scusatio per fossilizzarsi su un particolare modo di essere, solo perchè questo ci fa comodo: il bello della specie umana evoluta (si astengano da ciò che dirò, quindi, tutte le persone facenti parte della categoria lombriforme) è che possiamo sempre cambiare, anche nel profondo, con la sola forza di volontà. Importante è sempre avere in mente questo giochino di azione-reazione; pensare ai meccanismi di proiezione in cui inevitabilmente cadiamo vittime; e avere anche la consapevolezza che entrambi i commedianti sono coinvolti allo stesso modo e con pari responsabilità nella relazione.

<Tutto ciò pone l'accento sull'importanza rivestita da ogni tipo di relazione. Tutte le persone ci sono utili per conoscerci a fondo e sempre meglio>.

Sacrosante parole. Come dare torto a tutto ciò? Come poter dire che non è vero? In che modo sbugiardare queste frasi? Con che mezzi affermare il contrario? Impossibile.

Quello che mi pare lapalissiano è che questa è una buona tecnica per confondere le idee e mettere sempre il proprio credo in discussione. Vedi: se fossi io una persona che attribuisce sempre all'esterno la causa del proprio male, così sarei costretta a pensare che, in realtà, la causa potrebbe anche essere dentro di me. Potrei essere io stessa a suscitare il comportamento abietto della gente con cui mi relaziono! Se, al contrario, fossi una donna marchiata dai continui sensi di colpa (chi io???? ma che dici mai..), allora sgraverei la mia carogna attribuendo alla personalità verminoide e vergognosamente iniqua dell'altro i disastri relazionali.

<E c'è anche una tecnica per evitare la psicologizzazione di ogni cacata? >

No, purtroppo no.

E, quindi, non ho potuto fare a meno di elencarmi mentalmente tutte quelle mie gradevolissime caratteristiche personologiche che, adeguatamente sfoderate, suscitano reazioni inappropriate nell'altro. E quali comportamenti dell'altro fanno emergere la mia parte più oscura.  E in che modo la parte mia più oscura desta nell'altro retroazioni ancora peggiori. E in che modo queste retroazioni rinforzino miei atteggiamenti disadattivi. E quale disadattamento creo, agendo così, in chi mi sta di fronte. E in che misura l'altro così disadattato mi procura.....

Appena avrò finito la mia lista della spesa caratteriale provvederò a ipotizzare rimedi.

....

...

Sob.

Dita calcò le scene alle 18:35 | commenti: commenti (20)(popup)
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In Divisione

Recitato in data lunedì, 23 luglio 2007 parapsicologia, teatralità, inquietudo

Mentre consciamente vivo la realtà come placida e serena, il mio corpo mi parla. Sapevate che il corpo, a volte, è più veritiero della mente? Il nostro corpo ci manda chiari segnali del nostro intimo stato interiore, soprattutto per informarci di quelle criptiche e inconscie sensazioni che, per un motivo o per un altro, non vogliamo percepire. Ecco. In questi giorni il mio corpo mi sta mandando lampanti segni d'avvetimento e io non so come decifrarli. Innanzittutto dormo male e quando riesco a prendere sonno faccio degli incubi kafkiani. Non sono proprio incubi angosciosi, ma immagini strane con un velo d'ansia e malessere: sogno sempre di essere terribilmente in ritardo, o terribilmente in anticipo, sogno di trovarmi in luoghi sconosciuti o sbagliati, di essere fraintesa o non capita, sogno stanchezza e fastidio e sono stati d'animo tanto tangibili che, poi, inevitabilmente, me li porto dietro anche al risveglio. Ah. Ho la gastrite e anche la colite. Più psicosomatica di così non potrei essere. E più rifletto su queste comunicazioni somatiche, più esse aumentano, alimentando il noto circolo vizioso.

C'è un pensiero che mi tormenta e mi assilla, un senso di.....divisione, di rottura. Non so bene come spiegare, so solo che lo trovo molto noioso. Mi secca non essere in perfetta armonia con me stessa e col mondo, è come se avessi un conto perennemente aperto da dover saldare senza sapere bene come. Sento la testa e la mente che volano verso lidi migliori, futuri risplendenti, nuovi amori e nuove passioni, in perenne crescita...e poi avverto il corpo pesante e ingestibile che mi zavorra a terra. Mente e soma non vanno di pari passo, anzi vanno proprio in direzione opposta e sono sempre in continua lotta per la dominazione l'uno sull'altro. A volte la mente domina il corpo e allora mi sento potente, quasi indistruttibile, ma, infondo, priva di fondamenta sicure. Altre volte domina il corpo e ciò mi debilita psicologicamente, ma mi fa sentire più umana.

E poi c'è la vita di relazione: anche in questo ambito mi sento divisa in rapporti diversi e separati che non riesco a conciliare in maniera armonica, cosicchè sono costretta ogni volta ad indossare una maschera e recitare una parte differente a seconda di chi ho davanti. Non è una finzione, una commedia. E' il semplice saltare di ruolo in ruolo in concordanza alla situazione momentanea: con un amico sono confidente, con un altro sono rassicurante, con i genitori sono figlia ( a volte matura per comprovare il loro status di genitori efficienti, a volte insicura per gratificare ancora un pò il loro bisogno di autorevolezza), sul lavoro sono assennata, con l'amica sono scazzona, con la rossa sono seducente, con il maschio sono complice, con la donna sono divergente, con la collega sono accomodante, con l'autorità sono succube, con i pazienti sono "contenitore" empatico, con chi non mi conosce cerco di essere il più "normale" possibile..................

...................

E alla fine? arrivo alla sera e mi dico: "di cosa ho voglia? probabilmente se in questo momento fossi figlia avrei bisogno di un bell'abbraccio ristoratore. Se fossi l'amica scazzona avrei voglia di una insensata risata di un quarto d'ora. Se fossi la confidente gradirei un momento d'intimità con il mio amico, magari di fronte ad una bella birra. Se fossi con la rossa.........."  vabbè, lasciamo perdere.

 Il senso di tutto questo sparlare è che, alla fine della fiera, sono così disorientata da tutti questi ruoli non integrati che, addirittura, non so più nemmeno io quello che voglio veramente e banalmente. Forse la domanda che dovrei pormi è: che ruolo ho con me stessa?

Dita calcò le scene alle 17:29 | commenti: commenti (18)(popup)
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Mon Cher

Recitato in data martedì, 10 luglio 2007 teatralità

"..Ormai manca veramente poco. Sono lì, sul palcoscenico, i riflettori puntati e dritti sulla faccia, il sudore che scende da una tempia e che mi fa colare il cerone; una stanchezza estrema che pervade il corpo. Manca poco alla battuta finale, quella battuta che fa calare il sipario sulla commedia. Felice per la performance, felice perchè finalmente tutto finisce. Oh! Perdio! Sarà un piovere di applausi, un'eco di "brava!" e fiori dappertutto. Stringerò la mano a chi è venuto a farmi i complimenti; bacierò visi per me sconosciuti, ma per cui io sarò la nuova stella del firmamento artistico; firmerò centinaia di autografi e riceverò i fiori più belli, i cioccolatini più gustosi, i regali più esotici e ricercati. E la mia vita sarà una favola. Perchè io te lo farò vedere di cosa sono capace quando ho gli occhi puntati addosso, quando le luci della scena mi trapassano e tutti quegli sguardi mi spogliano per cercare la mia vera essenza. Mi basterà un semplie gesto, una semplice inarcata di sopracciglio, una semplice smorfia per farti capitolare. Per far capitolare tutti, tutti quanti. Detta l'ultima battuta, rimarrò immobile nel mio personaggio finchè il sipario non sarà calato del tutto..e solo a quel punto, soltanto in quel momento, mi muoverò nuovamente per posizionarmi al centro della scena e per raccogliere il mio meritato compenso: l'applauso. L'ovazione. "Brava...divina!!". E sarà bellissimo fare un semplice inchino con la testa, continuando la commedia. Tzè. La mia commedia continuerà in eterno. Prima commedia, poi tragedia, poi farsa, poi mimica, poi di nuovo commedia...... e io ne sarò sempre la stella. Ecco la battuta, la battuta di chiusura, ci siamo...e giù il telone rosso. Ahhhhhh! Mi  metto in mezzo al palco, mi asciugo il sudore. Rido. Sono in posa, tesa e perfetta. Il sipario si riapre e.................."

E' come se fossi invecchiata di 10 anni nell'arco di pochi giorni. Adesso non mi ricordo nemmeno più di quella sera in cui ho recitato per te l'ultima volta: credevo che alla fine dello spettacolo avrei ricevuto quali onori, quali riconoscimenti, quali meriti....e invece..il teatro era tristemente vuoto. Era tutto vuoto. Anzi, non era nemmeno un teatro! era una singola stanza senza nulla, spoglia, disadorna, povera e fredda; ero stata io a costruire la scena, gli spettatori, la storia, i personaggi principali e secondari, i sentimenti, le parole, le quinte, la scenografia. Una regia perfetta. Ero ferma all'apparenza e pensavo di essere nel cuore. Si. Ho notato che mi capita spesso di scambiare l'esteriorità per la sostanza; ma succede sicuramente perchè io stessa mostro la mia parte più superficiale spacciandola per l' anima, quando quest'ultima, in realtà, rimane ben celata sotto uno strato pesante di inconsapevolezza. Per questo, durante lo spettacolo, sentivo costantemente una sensazione strana e ambigua che non riuscivo a decifrare bene, ma che adesso posso chiamare con sicurezza "lontananza". O freddezza, come preferisci. Invece di sentire quell'elettricità magica che lega indissolubilmente l'attore impegnato nel suo dramma e i suoi spettatori, non sentivo nulla....il vuoto, appunto. Che strano: il bisogno di commediare è più forte di qualsiasi realtà. Anche di quella che ti sbattono violentemente in viso.

Che palle recitare. Se solo me ne accorgessi mentre lo faccio, probabilmente mi impegnerei di più per non farlo. Perchè io recito, ma i sentimenti che riverso nella mia pantomima sono decisamente reali. I pensieri che esprimo e le parole che dico sono vere. E sono anche talmente forti che non possono aspettare: mi pervadono in maniera totalizzante e tutto il mio agito ansioso è per quelle parole, per quelle emozioni; non c'è null'altro al mondo.

Io sono la stella, ma....sono io che recito?

Clap, clap, clap. "Brava!". Me lo dico da sola, visto che non c'è nessuno che me lo grida spontaneamente. Tzè. Ci vuole ben altro per abbattere una vera Diva. Brava, si...brava a bere tutto quello che mi si sciorina di fronte. A mia discolpa posso dire che per me, infondo, non era commedia, non era farsa nè tantomeno tragedia e stavo costruendo qualcosa di reale. E' stato solo un peccato di sprovvedutezza e avventatezza.

Ecco...seguite le frecce rosse, vi indicheranno le uscite.  E chiudete le porte quando ve ne sarete andati. Voglio rimanere qui, da sola, a bermi quest'ultimo drink e a rimirare ancora un poco la mia grande commedia. Voglio piangere un pò su queste pagine che ho faticosamente scritto e poi recitato, da sola, perchè pensavo fossero veramente reali; voglio ancora sognare di essere là a vivere quel sogno prima di partire e imbarcarmi in questa nuova avventura, da sola. Voglio cullare ancora un pò il mio animo malinconico e l'idea patetica che tanto mi piace, cioè che mai e poi mai sarò felice ancora come allora.

Dita calcò le scene alle 23:54 | commenti: commenti (17)(popup)
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La nocciolina del dio barbaro

Recitato in data venerdì, 22 giugno 2007 teatralità

Ci sono alcune persone a cui non so proprio resistere e, sicuramente, gli Attori sono tra queste..Sarà che sono cresciuta in una famiglia in cui si mangiava pane e teatro e per cui bazzicare la scena era una cosa tanto naturale quanto l'atto di lavarsi le mani..tant'è che la recitazione e gli attori sono per me assolutamente affascinanti. Ieri sera ho assistito ad uno strepitoso saggio di fine corso al micro teatro Puccini a cui hanno preso parte il nostro Quore e Kostja; sono rimasta soavemente colpita da questa performance. Lo spettacolo portato in scena era "Gli Uccelli" di Aristofane e la compagnia era composta da una quindicina di persone bravissime che hanno messo anima e corpo "a disposizione" del diletto e dello svago di noi spettatori. Tutto è stato curato nei minimi dettagli: ogni muscolo contratto, ogni sguardo, ogni posa e ogni cadenza di parola veniva fuori con singolare naturalezza e il tutto è risultato, alla fine, armoniosamente preciso. Mi è piaciuto in particolar modo l'attenzione che sicuramente è stata posta nel raffigurare gli uccelli: ogni uccello aveva il suo colore, la sua particolare postura, il suo "tono" di voce, il suo variopinto costume...e sembrava di avere davanti uccelli in carne ed ossa! E poi, ancora, la sicurezza nelle movenze e la padronanza dello spazio scenico di fronte al pubblico...complimenti!! Sicuramente ci saranno state mille incertezze, mille microscopiche imprecisioni e mille improvvisazioni perchè è inevitabile e logico che sia così ( è l'attore!), ma la bravura vera sta proprio nel non far notare agli occhi di chi guarda queste piccole sbavature e affrontare l'imprevidibile con destrezza. E così è stato. Bravi tutti!!

Palesemente un plauso esclusivo e personale al Dio Biondo Barbaro (a cui noi tutti, da adesso, renderemo grazia :D ) con le sue noccioline e la sua coltre leopardata. Bravo! Mi hai trasmesso tutta quanta la vibrante adrenalina!! L'irreale dialetto (??) del tuo Dio Barbaro era molto più comprensibile di certi monologhi privi di pathos e interpretazione che a volte capita di ascoltare da parte di chi calca le scene..

Elogio altrettanto caloroso per l'altro Dio, Poseidon, che ieri è sceso tra noi!! Sotto quella parrucca bionda si celava un vero estro scenico.

Complimenti ragazzi!!!

Dita calcò le scene alle 17:49 | commenti: commenti (7)(popup)
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Eros e Priapo*

Recitato in data domenica, 22 aprile 2007 teatralità

Sabato sera a teatro. Uno dei teatri, ormai, più chic della Firenze d'elite; un teatro dove, tesserati, si entra per mangiare, riposare, leggere, ascoltare musica da camera, acculturarsi e, grazie a dio, conoscere artisti, autoctoni e non, nelle loro migliori performance. Stasera si parte da un testo di Carlo Emilio Gadda e ci si lascia incantare dall'arte sublime di Massimo Verdastro in Eros e Priapo. Un conferenziere su un palco scarno e buoio, di fronte ad un pubblico che, forse, non esiste, inveisce contro la figura del Duce ( nevroticamente acclamato come Ku-ce dalle folle in piazza), inveisce contro quel detentore della cadrega che voleva far figliare le donne per mandare i rampolli alla guerra, guerra, guerra e che riuscì ad arrivare al potere per tramite di un mix infernale di "patria, birri e femine". Il Ku-ce, il Maschio-Maschione, il provolone, il barilico detentore spermatozoico che impavonisce donne, uomini, vedove, zitelle ovaicamente ammaliate dal quadro sulla parete e naticamente sculettanti per Corso Impero... "Ku-ce, Ku-ce, Ku-ce.."....spettacolo attualissimo sul metodo di vendita del consenso comune, ai giorni nostri affinato grazie ai mezzi di comunicazione di massa, ma, paradossalmente, identico al secondo dopoguerra..




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Che dire? Sono sinceramente soddisfatta da questa serata all'insegna del buon cibo ( Teatro Del Sale, se magna più che bene e se beve meglio...) e della recitazione viscerale e, oserei dire, confidenziale. Mi prende sempre uno strano groppo allo stomaco quando mi siedo davanti al palco, le luci si spengono e le persone accolgono con un sospiro l'attore che esce dalle quinte...mi par di sentire l'adrenalina del teatrante che sale a mille poco prima di solcare il proscenio e, poi, si trasforma in pura energia nel momento in cui si rende conto di essere davanti ad occhi famelici che guardano ed aspettano....sento solo profonda invidia e desiderio di essere lì, a dar vita allo spettacolo....Per la mia proverbiale timidezza non avevo mai ceduto alle proposte di mia nonna circa la recitazione, nonostante insistesse sempre con prepotenza; non avevo mai detto di si....mai fino a quella volta. La mia prima volta sulla scena fu un misto di orribile terrore e mistico appagamento narcisistico: il cuore mi batteva, sudavo copiosamente, tabula rasa nel cervello, desiderio di dar la vita in cambio della possibilità di non entrare in scena, nessun tipo di sensazione fisica perchè tutto assolutamente centrato sulla paura e la vergogna, secchezza delle fauci....fino al momento in cui sono entrata e tutto è sparito...ero semplicemente in estasi, come una drogata che si è appena fatta una pera della sua sostanza preferita..........semplicemente io nel mio essere Diva....due gesti, due parole e non volevo più tornare indietro. Il suggeritore che mi gridava "esci, esci, esciiiiiiiii cristooooo...". Io che, nel terzo atto, rientro prepotentemente sbattendomi del fatto che il mio personaggio era già da 20 pagine uscito dalla storia del copione.....In quattro parole "Amore A Prima Vista".




Voglio recitare.




06


Ah...se avete occasione, andate a vedere Maria Cassi. Non conosco davvero parole sufficienti per descrivere la maestria di questa attrice.




 




 




*Luca Scarlini

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