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Ommmm...ommmm..

Recitato in data martedì, 27 maggio 2008 parapsicologia, traumi quotidiani, lesboworld
...stavo piangendo sul piatto della doccia tutti quei miei amati capelli lunghi neri che stamani hanno deciso di lasciarmi come hanno fatto i loro fratelli ieri e l'altro ieri e l'altro ieri ancora...
Perchè mi dovete abbandonare proprio ora che ho più bisogno?
Effluvio da stress acuto, mi ha detto.
Se l'effluvio, come dice, dura e si risolve in tre mesi circa, spontaneamente, mi chiedo come farò a non diventare calva..
calva









Chissà se mi dona il riporto..

Ma rileggiamo bene:
EFFLUVIO DA STRESS ACUTO...
Cazzo.
Più ci penso e più mi viene da chiedermi...
MA COME SI FA A NON STRESSARSI IN QUESTE CONDIZIONI? E SI DEVE PERDERE I CAPELLI?
Bisogna assolutamente cambiare perchè così non si va...e l'elemento più facile da modificare è proprio il "noi stessi"  visto che pensare di poter cambiare gli altri è follia pura, vero...
risata
Se non vi spiace mi faccio un piccolo elenco di inezie che dovrei proprio migliorare in me....
E se per caso volete potete anche aggiungere o sottrarre qualcosa a vostro piacimento personale.

-comportarmi più spesso senza pensare a cosa gli altri potrebbero ridire su di me o a come gli altri potrebbero reagire
-fregarmene se gli altri pensano male o reagiscono male
-fare più spesso ciò che mi piace
-non credere a tutto ciò che sento
-non credere che il resto del mondo, nel bene e nel male, pensi e agisca solo in funzione mia
-coltivare più amicizie, anche quelli "superficiali" e coltivare più interessi
-esercitarmi nel distacco dalle sensazioni troppo coinvolgenti, sia positive che negative
-non permettere più di farmi dominare, da niente e da nessuno300px-Circus_Lion_Tamer













-nutrire corpo anima mente
-svagarmi
-divertirmi
....
...

Dita calcò le scene alle 13:10 | commenti: commenti (3)(popup)
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Fides

Recitato in data venerdì, 02 novembre 2007 de vita, parapsicologia, traumi quotidiani, lesboworld
Stavamo parlando di anima.
Chi, infondo, non si ritrova il mercoledì sera, in una stanza fredda, a parlare di anima, delle sue ferite e dei suoi diritti?
Ecco....stavamo parlando di anima, di spirito, del rispecchiarsi nell'anima dell'altro e discorrevamo su quanto i nostri desideri "veicolari", del nostro corpo più terreno, da una parte ci allontanino dalla piena espressione della nostra essenza pura, e dall'altra siano una strada maestra per ascoltare il nostro Sè. I desideri, soprattutto quelli più ossessivi e possessivi, potrebbero essere l'espressione delle nostre ferite profonde, magari subite e ricevute gratuitamente in tempi remotissimi e ancora un pò sanguinanti....ascoltare ciò che il nostro corpo ci chiede è importante per raggiungere con l'orecchio la voce dell'anima; stando bene attenti a non fermarsi, però, alla materialità di quella smania.
All'inizio mi parevano parole rilucenti come gocce d'oro e quasi avevo i brividi.
<...ma cavolo, voglio essere così, come quest'uomo che sta parlando ed ammalia con le sue sentenze animiche....ho proprio fatto la scelta giusta!>
Ma poi...
E' bello elevarsi ad idee talmente platoniche da sperimentarsi così incorporei e volteggianti; architettare e concepire una nuova ragione che ti dà il vigore e la sicurezza che <ho deciso....da domani voglio ascoltare il mio profondo>;
poi sali in macchina, metti quel cd e la carogna ti sale.
(Mi sa che di recente devo aver involontarimente sbrigliato la carogna..adesso sale e scende a suo piacimento dalla mente, al cuore, allo stomaco, fino ai piedi, per poi risalire...e non mi sta mica tanto bene).
Si è appena finito di parlare di nuova essenza all'orizzonte, senza macchia e senza pecca, per una futura esistenza animica e poi....mi cadi nella carognissima?
Intendendo con carognissima il più completo stato di inappagatezza, velato di malinconia e generalmente diretto verso un particolare viso e/o persona.
Ultimamente la penso spesso; a come avrei dovuto agire e come ho agito; a come avrei dovuto parlarle e a come non le ho parlato; a come mi sembra di essere stata presa e a come l'ho presa io.......grom.
Insomma: penso e rifletto ai mille cavilli che avrebbero potuto essere diversi e gestiti meglio e al fatto che adesso mi manca lei moltissimo. Non credevo che pochi mesi sarebbero bastati per bruciarsi così, e invece...ma guarda un pò.
E quindi, capito? altro che essenza pura e spirito....bietto desiderio dei bassifondi.
Poi vai dal gastroenterologo per la sindrome irritabile cronica...

<Che succede?>
<Bua al pancino...tanto male>
...non ho detto espressamente così, ma, sai, i medici, se ti mostri troppo consapevole del tuo dolore, mica ti prendono sul serio..
<Che dolore?>
<Turgore, quasi tumefazione, fitte a grappolo, ritenzione; e poi a volte succede che mi prende anche lo stomaco; e poi, quando mi mangio qualche alimento particolare...>
<Si si ho capito tutto...è una ferita interna. La mando da uno specialista. Ecco la richiesta>
<No, guardi, non credo sia...no no....non ho nemmeno finito di dirle che ho fatto una dieta..e poi...uno specialista?? Ma il mio medico mi ha mandato qui da lei che è uno specialista...>
<Si, certamente quello che ho detto...una screpolatura o similare. Torni con il referto del mio collega più specialista>
<Ma io veramente..pensavo..credevo che..ho fatto anche una cura ayurvedica che mi ha fatto bene, ma ora non posso...>
<Si si perfetto. Forse è il caso che faccia una vera cura adesso..>
Ha rimarcato particolarmente quel "vera cura". Che forse mi ha dato dell'esoterica?
<Guardi se mi ascoltasse due minuti potrei raccontarle che...>
<....Si, dopo che ha fatto la visita
(iper)specialistica> l'iper l'ho aggiunto io <torni da me>
<Magari potrebbe...>
<Si si, benissimo ecco...sono 70 euro>
<Vede io ho fatto....70 euro? per cosa?>
<Per la visita>
<La visita specialistica che devo fare?>
<No, quella che le ho appena fatto>
<........................>
immaginate un viso (il mio) e il suo sconcerto e turbamento.
<.........>
immaginate, ora, un viso (del sanitario) e il suo paraculamento accidioso.
<Mavafancùùùùùùùùlo>

....non ho detto espressamente così, ma, sai, i medici, se ti mostri troppo indocile, dicono che sei oppositivo e ti mandano a psichiatria.
Dita calcò le scene alle 16:26 | commenti: commenti (14)(popup)
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Trascendenza

Recitato in data mercoledì, 17 ottobre 2007 parapsicologia

...quindi siamo partiti da un dettaglio del sogno che ho fatto l'altra notte, un dettaglio microscopico, macroscopicamente degno di nota: uno sciame di insetti mutanti biechissimi che attaccavano il mio fisico e io che mi contorcevo dal dolore. Bell'immagine no? Mi capita ciclicamente di sognare parassiti, ma, generalmente, sempre in uscita dal mio corpo. E lui mi ha sempre detto che è simbolicamente importante perchè sintomo che il corpo (o, più precisamente, la mente) si sta purificando da qualcosa che sente "estraneo", invasore..............mah.

Indi, da qui, ne avevo dedotto che il sogno fatto sabato scorso fosse negativo. Insetti che mi attaccano ed entrano sotto pelle....brrrr....chissà quale funesta allusione ha un'immagine del genere.

"E' un sogno positivo perchè vuol dire che senti il tuo corpo puro, intatto e, quindi, attaccabile dall'esterno. Hai paura che questa sensazione di purezza che avverti oggi possa, prima o poi, rompersi".

Tutte le volte che riporto un simbolo, un frame, un cazzillo qualunque, un brandello di sogno apparentemente senza espressione alcuna.........è sempre un'immagine positiva inserita nella mia attuale cornice esistenziale.

"Quindi mi stai dicendo che: sia che entri sia che esca putridume dal mio fisico, oniricamente parlando, sempre positivo è?? Alla faccia del simbolismo criptico dei sogni..."

Da lì, dicevo, siamo partiti per fare una delle nostre visualizzazioni guidate che tanto mi squartano emotivamente, tanto mi liberano la coscienza. Sono diventata una master, ormai, in questa tecnica. Mi basta chiudere gli occhi, respirare, pormi in condizione meditativa con le gambe a loto e la mente si apre alle più recondide immagini; non importa da dove vengono, perchè, in che modo o come influiscono...si fanno scorrere e si osservano. Si ascoltano, se vogliono dire qualcosa.....no no, non è da pazzi, ve lo assicuro. E' una tecnica scientificamente provata.

Quando ho cominciato a fare analisi e ho iniziato a rivivere tutte le esperienze "negative" (traumatiche, dai, mi sembra improprio come termine) del passato, pensavo che ne avevo subite abbastanza. Forse ero stata un pò sfortunata...come non avere disagi nel presente? Mi affliggevo non poco, mi dolevo e stavo sempre col dito puntato pensando "mi hai fatto questo...bastardo...e tu quest'altro...e ora io soffro...ohdiomiocomesoffro". Poi, senza nemmeno avere coscienza del mutamento, qualcosa è cambiato nella maniera di interpretare questi ricordi. Infondo ogni esperienza, soprattutto quelle che facciamo da bambini, ci tocca nel profondo, ci segna e lascia in noi un semino in una ferita; anche se l'esperienza non è traumatica, è come se geneticamente fossimo programmati a interpretarla nel peggior modo possibile! questo seme può crescere come una pianta infestante, toglierci il respiro fino addirittura a far morire il nostro spirito. Tipo come l'edera con gli alberi; però può anche venir su come uno spendido roseto o un albero di gustosi frutti o fiori profumati e adornarci di magnificenza. E la mano che coltiva è sempre la nostra. Bisognerebbe sforzarsi e far crescere quei semi nel miglior modo possibile, ecco....

ok, chiusa la parentesi sentimentaltrascendente che mi si apre quando vado in seduta....

Quando ho cominciato ad andare da lui mi dicevo sempre: "Finalmente una persona con cui essere me stessa...potrò fare quello che mi pare, tanto lo pago! voglio stare zitta un'ora? Tiè...lo faccio! voglio trattarlo male? Aritiè, lo faccio! voglio piangere per un'ora e mezzo? Tiè tiè...lo faccio! Ah Ah! "

Mica vero, sai...

Faccio solo quello che dice lui e pendo dalle sue labbra. Se dicesse: "Scusa, ma.....puoi saltare sulla scrivania e, saltellando su un piede, grugnire come una scrofa?". Tiè...Lo faccio!!!! Già sono in astinenza pensando che a metà del 2009 dovrò lasciarlo.......OhMioDioComeSoffro.

 

Dita calcò le scene alle 19:54 | commenti: commenti (9)(popup)
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Consecutio Temporum

Recitato in data mercoledì, 10 ottobre 2007 de vita, parapsicologia, inquietudo
Il problema è che non sempre riesco a vivere nel presente. Questo è.
A' voglia a fare tutte le tecniche meditative di centramento della mente, di respirazione e rilassamento, di contemplazione ascetica del piacere di fare le cose.....bla bla bla...
E bla bla bla...
Spesso vivo in un altro tempo. E non necessariamente questo è il futuro prossimo (ossessione e ansia) o il passato remoto (malinconia e depressione).
Io dimoro nel condizionale. Presente e passato.
Per cui:
"Io dovrei, e invece..."
"Io potrei, però.."
"Io vorrei, ma.."
"Avrei dovuto fare....avrei dovuto dire....avrei potuto essere..."
E ancora:
"Sarei, potrei, avrei..."
E il circolo dell'insoddisfazione eterna e incrollabile si autoalimenta. Un desiderio irrealizzabile segue una smania impossibile. E anche nell'eventualità un sogno si avveri e una meta sia raggiunta....ce n'è già pronta una successiva più grande e lontana.
La solitudine diventa insopportabile e rifuggita come lebbra.
I tempi morti sono riempiti come buchi in una diga.
Ipersollecitazione. Iperstimolazione.
Ipertutto pur di non pensare.
Capisco che la serenità non è data dall'avere materiale.
Ma quando ti guardi e non apprezzi ciò che vedi e vorresti volare via con la mente.....che fai??
Dita calcò le scene alle 19:57 | commenti: commenti (16)(popup)
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Perle

Recitato in data sabato, 29 settembre 2007 de vita, parapsicologia, teatralitĂ , traumi quotidiani, notiziorum
petruzzelliPuò il senso di rassegnazione essere una chiave di volta per aprire la risoluzione della situazione problematica?
Pensavo a questo ieri mattina, mentre scorrazzavo nel traffico con.....lei: l'attrice che più preferisco e che ha calcato le scene del mitico Petruzzelli di Bari. Mia nonna.
Guidavo cercando di non perdermi nei meandri di Scandicci rivoluzionato dalla prossima Tramvia e nelle orecchie solo quella voce:
"..perchè devi tornare a recitare, ora abbiamo il teatro fisso e le scene e i compagni recitano benissimo e siamo una bella compagnia e la Sandra non la reggo e si deve recitare a Pisa, a Livorno e siamo richiestissimi..e ora si va al tenax, sai che recitiamo al tenax?" Si, alla disco con gli impasticcati e le luci psichedeliche. Lei lo farebbe senza problemi, non vi preoccupate.
"Certo nonna"
"...e tuo zio ha fatto un incidente e devo pagare...e poi metto l'apparecchio acustico e mi gira sempre la testa...oioi come si invecchia male..e la tua mamma e la Vanna e Mauro e quanto è bravo, bello, onesto, attore, umile, un buon partito, sposalo e lo dico per te e lo sportello del forno, mi devo comprare un nuovo frigorifero, faccio una cambiale, un mutuo, delle rate..devo portare il cane a tosare, mi accompagni? e mi lasci davanti al comune che devo andare a Mani Tese? e ci serve un divanetto per la scena e mi dai il tuo no anzi me lo compro nuovo, gonfiabile, con tre gambe, alto, morbido, senza cuscini ma con lo schienale e braccioli, ma economico, usato, trasferito, filtrabile, me lo regalano, a fiori, ma forse con le stringhe fa più scena e lo ricompro, lo imbottisco, lo cucio, lo cuocio...ieri sera mi son fatta la peperonata, il pollo, il latte condensato, devo fare la spesa, non ho soldi, mi fai un prestito, ma ho riscosso..."
"Certo nonna"
"..e l'incidente che ha fatto tuo zio, te l'ho detto? mi servono un milione e mezzo e dove li trovo? e poi metto l'apparecchio acustico e mi gira sempre la testa...oioi come si invecchia male..e la tua mamma e la Vanna e Mauro e lo sportello del forno........e siamo già arrivati???"
"Certo nonna"
Insomma quando devo stare con...lei è sempre un pò una preoccupazione per me perchè non so mai come mi ritrovo quando tutto è finito; e questo mi crea ansia a livelli psicosomatici, con attributi annessi.
Ma non è solo...lei che mi crea questo disagio; è un pò una reazione che ho (ho avuto) di fronte alle più svariate situazioni, per non dire tutte le situazioni: si sa che chi soffre d'ansia patologica la generalizza a tutti i livelli di vita.
Ieri mattina non avevo ansia.
Mi sono sorpresa.
Eppure la situazione era altamente ansiogena, ve lo assicuro!
Ma non lo ero e ciò mi ha dato da pensare.
Credo sia l'effetto di quel processo di cui parlavo giorni fa. Ho misteriosamente imparato a vedere automaticamente il buono e il positivo in ogni situazione: tutte ce l'hanno, bisogna solo avere voglia di trovarlo. E una volta trovato, si prova un mistico piacere nel fare le cose; non solo, ma ci si convince che tutto ciò che facciamo è necessario e utile e degno di essere fatto bene; bisogna godere di ogni nostro compartamento ed essere focalizzati nel qui ed ora senza vagare col pensiero a ciò che verrà dopo, poi, domani, fra una settimana o fra un'ora. Questo contrastare il presente che non ci piace ed essere proiettati nel futuro, mette ansia. Patologica. Che poi viene somatizzata.
Credo che questo passaggio, insight, automatico all'accettazione del godere recondito di tutte le cose stia nel fatto della rassegnazione. Mi sono rassegnata, ieri mattina, a passare una sfilza di minuti interminabili con...lei e ho evitato, così, di sprecare energie mentali per una vana opposizione alla situazione e ho scoperto, con mio sommo piacere, che è stata anche una piacevole mattinata!
Insomma..tutto per dire che i soldi che da tre anni dò al mio analista, non sono stati buttati.
Perchè, come dice...lei, mia nonna che ha calcato le scene del Petruzzelli di Bari, siamo tutti come il ciuco del Benelli: con mille mali sotto la coda e la coda marcia.
Dita calcò le scene alle 19:02 | commenti: commenti (16)(popup)
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Dominus

Recitato in data domenica, 16 settembre 2007 reparto, de vita, parapsicologia, traumi quotidiani, inquietudo


Stamani mi sono svegliata alle cinque perchè ho sentito molti spari.
Ha riaperto la stagione della caccia, evidentemente.
Mi sono chiesta come fa una persona ad alzarsi alle quattro, prendere cane e fucile, fare kilometri arrivando nel bosco per uccidere degli animali.
Uccidere degli animali!
Questa è una delle cose che, nonostante le mie inumane capacità comprensive, rimarrà misteriosa.
Un pò come i cerchi nel grano...mah.
Mi sono interrogata per circa....due minuti, giusto il tempo di uscire dalle calde coperte, raggiungere il cesso e fare pipì...stavo scoppiando!
Poi mi sono riaddormentata.
Sempre con l'eco dei fucili e dei latrati di cani.
Mi sono risvegliata alle nove, ho fatto il caffè con la schiuma e ho mangiato a quattro palmenti, perchè, si sa, la colazione è il pasto principale; anche se poi ti riaccoccoli sul divano inebetito dalla tv e dal cibo.
Ecco, si. Questo è il mio settembre. Questa la stessa sensazione che mi vien dietro da mesi: oscillo da uno stato di frenetica ansia nell'attesa che qualcosa di incredibilmente fantasmagorico mi colpisca e mi sconquassi l'equilibrio quotidiano, alla sempre più convinta consapevolezza che non c'è niente di incredibile che deve succedere....e mi inebetisco sul da farsi; non so se mi tortura di più l'attesa dello sconvolgimento o la consapevolezza che questo piattume è la vita. Che poi non è un piattume vero e proprio...è il convencersi che l'esistenza è proprio la somma di tante piccole cose quotidiane che dobbiamo via via costruire.
Oddio, come sono quadrata oggi.
No, in realtà sono tremendamente triste perchè il mio tirocinio è finito.
E' finito! Terminato, liquidato, completato, chiuso....è passato un anno da quando ho cominciato a farmi sfruttare ed adesso è già finito!
Un altro passettino fatto verso l'autorealizzazione.
Ed essendo io tremendamente romantica e di animo deflesso, non posso che riguardare sempre al passato e piangere per ciò che non c'è più...
Ho fatto l'ultimo colloquio con quella che, coincidenza, è stata la prima persona che ho visto, sei mesi fa...
Ho salutato il mio capo ( che rivedrò alla scuola di specializzazione fra qualche mese)...
Ho ringraziato i miei cari tanto cinici medici compagni di stanza...
Ho fatto ciao-ciao alle infermiere che non avranno più qualcuno sotto di loro da trattar male...
Ho sorriso alle inservienti con cui prendevo il caffè schifoso della macchinetta....
Ho stretto la mano al capo reparto che tutti temono...

Ma perchè ho la sensazione di essere invecchiata tutto d'un botto?
Le cose che prima di affliggevano, non le penso più...o forse le ho ricacciate giù nel profondo, inconscio buco che è la nostra anima?
Le cose a cui ero tremendamente e rigidamente attaccata e a cui credevo di non poter rinunciare, non le ho più...non le credo più...
Mi sembra tutto più facile e nello stesso tempo tutto molto più complicato...più facile perchè ho imparato ad accettare alcuni lati personali e ho capito che, nonostante tutto, si può sempre andare avanti e cambiare; più difficile perchè ora mi devo concentrare sul resto del mondo.......su quello che c'è al di fuori.
Che angoscia pazzasca.
E poi c'è la solitudine.

Manca qualcosa.
.....
.....
......
Eppure manca qualcosa....
Si, manca qualcosa....

O_O

Grom....la mia dottoranda non c'era....non le ho detto addio..
Dita calcò le scene alle 19:53 | commenti: commenti (21)(popup)
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Ex-In-plosion

Recitato in data lunedì, 30 luglio 2007 de vita, parapsicologia, teatralità, inquietudo

<I rapporti umani sono come delle miscele, più o meno perfette, che, alle volte, possono risultare addirittura esplosive..io, modestamente, sono dinamite negli ultimi tempi> dico io. Grande verità.

Antefatto: ragionavamo ancora su questa divisione netta tra i ruoli che sono costretta ad affrontare nella vita sociale;

 <..invece di considerare questi copioni come delle isolette staccate in un mare di passione, giudizio e controllo assolutamente inconsci e trascinanti> dice <sforzati di pensar loro come tante facce di una stessa figura poliedrica..sei sempre tu. Sei un cubo>.

Sono sempre io? Mah...Penserei più ad una personalità schizoparanoide. Sia chiaro: sempre meglio della borderline.

<La relazione con le altre persone non potrà mai essere sempre la stessa e uguale in ogni circostanza: ogni persona ci suscita qualcosa di particolare ( ha marcato con un bel sospiro questa parola..che avrà voluto dire???) al quale rispondiamo con una reazione altrettanto particolare; la nostra reazione, a sua volta, influenzerà il comportamento di chi abbiamo di fronte in maniera, direi,  particolare. Tutto questo è racchiuso in un circolo causa ed effetto senza fine, sempre uguale nella sua persistenza, ma sempre particolare a seconda di chi sono i commedianti>. Era particolarmente poco specifico. Lo odio quando fa così.

Ci sono delle persone che tirano fuori il meglio di noi, senza fare niente di straordinario: grazie al loro naturale comportamento, riescono a far prevalere i nostri lati buoni sulla nostra parte più oscura.

Ci sono persone che tirano fuori il peggio, del peggio, del peggio, del peggio, del peggio del nostro animo. Tutti noi abbiamo una buona dose di marcio, dentro. E' scontato.

<Ovviamente ognuno ha la sua caratteriale predisposizione!!!!> , bofonchia. Un uomo arido di sentimenti molto difficilmente riuscirà a trovare qualcuno/a che riuscirà a coinvolgerlo completamente; una donna che per natura ha bisogno di grandi passioni per vivere, non avrà mai rapporti equilibrati. Il carattere, però, non deve diventare scusatio per fossilizzarsi su un particolare modo di essere, solo perchè questo ci fa comodo: il bello della specie umana evoluta (si astengano da ciò che dirò, quindi, tutte le persone facenti parte della categoria lombriforme) è che possiamo sempre cambiare, anche nel profondo, con la sola forza di volontà. Importante è sempre avere in mente questo giochino di azione-reazione; pensare ai meccanismi di proiezione in cui inevitabilmente cadiamo vittime; e avere anche la consapevolezza che entrambi i commedianti sono coinvolti allo stesso modo e con pari responsabilità nella relazione.

<Tutto ciò pone l'accento sull'importanza rivestita da ogni tipo di relazione. Tutte le persone ci sono utili per conoscerci a fondo e sempre meglio>.

Sacrosante parole. Come dare torto a tutto ciò? Come poter dire che non è vero? In che modo sbugiardare queste frasi? Con che mezzi affermare il contrario? Impossibile.

Quello che mi pare lapalissiano è che questa è una buona tecnica per confondere le idee e mettere sempre il proprio credo in discussione. Vedi: se fossi io una persona che attribuisce sempre all'esterno la causa del proprio male, così sarei costretta a pensare che, in realtà, la causa potrebbe anche essere dentro di me. Potrei essere io stessa a suscitare il comportamento abietto della gente con cui mi relaziono! Se, al contrario, fossi una donna marchiata dai continui sensi di colpa (chi io???? ma che dici mai..), allora sgraverei la mia carogna attribuendo alla personalità verminoide e vergognosamente iniqua dell'altro i disastri relazionali.

<E c'è anche una tecnica per evitare la psicologizzazione di ogni cacata? >

No, purtroppo no.

E, quindi, non ho potuto fare a meno di elencarmi mentalmente tutte quelle mie gradevolissime caratteristiche personologiche che, adeguatamente sfoderate, suscitano reazioni inappropriate nell'altro. E quali comportamenti dell'altro fanno emergere la mia parte più oscura.  E in che modo la parte mia più oscura desta nell'altro retroazioni ancora peggiori. E in che modo queste retroazioni rinforzino miei atteggiamenti disadattivi. E quale disadattamento creo, agendo così, in chi mi sta di fronte. E in che misura l'altro così disadattato mi procura.....

Appena avrò finito la mia lista della spesa caratteriale provvederò a ipotizzare rimedi.

....

...

Sob.

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In Divisione

Recitato in data lunedì, 23 luglio 2007 parapsicologia, teatralità, inquietudo

Mentre consciamente vivo la realtà come placida e serena, il mio corpo mi parla. Sapevate che il corpo, a volte, è più veritiero della mente? Il nostro corpo ci manda chiari segnali del nostro intimo stato interiore, soprattutto per informarci di quelle criptiche e inconscie sensazioni che, per un motivo o per un altro, non vogliamo percepire. Ecco. In questi giorni il mio corpo mi sta mandando lampanti segni d'avvetimento e io non so come decifrarli. Innanzittutto dormo male e quando riesco a prendere sonno faccio degli incubi kafkiani. Non sono proprio incubi angosciosi, ma immagini strane con un velo d'ansia e malessere: sogno sempre di essere terribilmente in ritardo, o terribilmente in anticipo, sogno di trovarmi in luoghi sconosciuti o sbagliati, di essere fraintesa o non capita, sogno stanchezza e fastidio e sono stati d'animo tanto tangibili che, poi, inevitabilmente, me li porto dietro anche al risveglio. Ah. Ho la gastrite e anche la colite. Più psicosomatica di così non potrei essere. E più rifletto su queste comunicazioni somatiche, più esse aumentano, alimentando il noto circolo vizioso.

C'è un pensiero che mi tormenta e mi assilla, un senso di.....divisione, di rottura. Non so bene come spiegare, so solo che lo trovo molto noioso. Mi secca non essere in perfetta armonia con me stessa e col mondo, è come se avessi un conto perennemente aperto da dover saldare senza sapere bene come. Sento la testa e la mente che volano verso lidi migliori, futuri risplendenti, nuovi amori e nuove passioni, in perenne crescita...e poi avverto il corpo pesante e ingestibile che mi zavorra a terra. Mente e soma non vanno di pari passo, anzi vanno proprio in direzione opposta e sono sempre in continua lotta per la dominazione l'uno sull'altro. A volte la mente domina il corpo e allora mi sento potente, quasi indistruttibile, ma, infondo, priva di fondamenta sicure. Altre volte domina il corpo e ciò mi debilita psicologicamente, ma mi fa sentire più umana.

E poi c'è la vita di relazione: anche in questo ambito mi sento divisa in rapporti diversi e separati che non riesco a conciliare in maniera armonica, cosicchè sono costretta ogni volta ad indossare una maschera e recitare una parte differente a seconda di chi ho davanti. Non è una finzione, una commedia. E' il semplice saltare di ruolo in ruolo in concordanza alla situazione momentanea: con un amico sono confidente, con un altro sono rassicurante, con i genitori sono figlia ( a volte matura per comprovare il loro status di genitori efficienti, a volte insicura per gratificare ancora un pò il loro bisogno di autorevolezza), sul lavoro sono assennata, con l'amica sono scazzona, con la rossa sono seducente, con il maschio sono complice, con la donna sono divergente, con la collega sono accomodante, con l'autorità sono succube, con i pazienti sono "contenitore" empatico, con chi non mi conosce cerco di essere il più "normale" possibile..................

...................

E alla fine? arrivo alla sera e mi dico: "di cosa ho voglia? probabilmente se in questo momento fossi figlia avrei bisogno di un bell'abbraccio ristoratore. Se fossi l'amica scazzona avrei voglia di una insensata risata di un quarto d'ora. Se fossi la confidente gradirei un momento d'intimità con il mio amico, magari di fronte ad una bella birra. Se fossi con la rossa.........."  vabbè, lasciamo perdere.

 Il senso di tutto questo sparlare è che, alla fine della fiera, sono così disorientata da tutti questi ruoli non integrati che, addirittura, non so più nemmeno io quello che voglio veramente e banalmente. Forse la domanda che dovrei pormi è: che ruolo ho con me stessa?

Dita calcò le scene alle 17:29 | commenti: commenti (18)(popup)
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una foto

Recitato in data mercoledì, 18 luglio 2007 parapsicologia, inquietudo, lesboworld

Guarda questa stanza: completamente spoglia, tre mobili vuoti, il letto senza lenzuola con il cuscino fatto di asciugamani, le mensole disoccupate, le pareti sguarnite, due vestitini buttati là giusto per cambiarsi domani mattina, lo spazzolino fuori, il computer per terra ed io che scrivo sdraiata sul pavimento, sulla pancia piena. Questo era un pò il mio incubo. Ritrovarmi faccia a faccia con il nulla di fuori in cui si poteva rispecchiare il nulla di dentro; per questo ho sempre voluto crearmi uno spazio tutto mio, una camera sola, tutta piena di ninnoli e fronzoli in cui perdermi. E ho sempre fatto in modo di non ritrovarmi in una situazione di tale squallore perchè ho sempre avuto paura di quello che poteva essere il riflesso. E adesso?

Che sensazione equivoca. Il pensiero che tutte le mie cose sono confinate in degli scatoloni, in una casa e lì rimarranno per un bel pò, ed io sarò confinata in un'altra casa, priva di tutto quello che potrei confessare come mio, intimo, non mi pesa per niente. Non avrò più le mie pratiche, la mia armonia e dovrò vivere un pò alla giornata, prendendo le cose come vengono, senza progetti a lungo termine, senza troppe scadenze, arrangiandomi con quello che troverò...(senza il mio computer!!)..tutto questo non mi crea lo smarrimento che credevo. Anzi. Mi sento terribilmente liberata, anche se non so bene da cosa. Ed io che pensavo di aver bisogno di un tetto e di 4 mura in cui rivedermi pienamente per sentirmi "a casa" e difesa... Certo, ho l'amaro in bocca che c'è inevitabilmente quando le cose belle finiscono, ma ho la sensazione che quello che mi aspetta sarà ancora più bello, sempre un pò di più....

Adesso è proprio la fine. E un inizio tutto nuovo.. 

Eh, si. Proprio strano. Mi verrebbe da fare uno di quei paccosissimi discorsi su "come si cambia, come si cresce, come si invecchia.." e blabla, ma mi ucciderei da sola. E invece credo che dipenda dalle persone che ultimamente ruotano attorno al mio universo.......infondo non sono "le cose" che ci fanno sentire sicuri di noi stessi e ci fanno sentire "protetti", ma solo la pratica del rapporto con "l'altro", l'altro che ci conferma la nostra persona come degna di rispetto e benevolenza. 

La pratica con la dottoranda mi riempie molto, si, anche se non è proprio come vorrei.....e ho capito che anche la specializzanda dai capelli neri e lucenti mi gratifica assai.  

Questa estate, per certi versi, è troppo recettiva e troppo poco attiva...grom.

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Fiele

Recitato in data martedì, 17 luglio 2007 parapsicologia, traumi quotidiani, inquietudo

Mi sono tuffata con il desiderio di liberarmi da questo enorme peso che mi porto nella pancia da qualche giorno..ed ho cominciato a nuotare con tutta la forza che potevo avere, proprio per vedere se riuscivo a scaricare la mia inquietudine. E più forza ci mettevo, più il peso diventava enorme ed ingombrante. Mi sono resa conto, dopo poco, che nella testa mi risuonavano dei tamburi e questi scandivano il ritmo delle mie bracciate e il tum-tum infondo al cervello alimentava la mia rabbia profonda. Una rabbia pazzesca. Rabbia, rabbia, rabbia...ero così affaticata e gravata da questa zavorra di veleno che mi è venuto il fiatone in poco tempo. Strano. Non mi viene mai il fiato grosso mentre nuoto e, anzi, generalmente riesco a rilassarmi con una facilità favolosa. Dieci vasche, un minuto di riposo, dieci vasche, un minuto di riposo.....e ancora dieci vasche. Cercavo di tenere l'istinto iroso sotto controllo e di sublimarlo con pensieri "positivi", come ci insegnano alle supervisioni. E allora, con un fare un pò beota, comici a chiederti:

"Da dove viene tutta questa rabbia che mi scorre dentro? che ha da dire il mio povero fegatino strabordante di bile..??"

Ed ho cominciato a dialogare, come una deficiente, con il mio fegato. Si, con il mio fegato.

"Su su...dimmelo, che ti fa ammattire? cosa c'è che non riesci a filtrare?"

Insieme a questa serie di domande sarebbe consigliato accompagnare il pensiero con dei movimenti delle mani dal basso in alto, dal punto del corpo dove senti il sentimento negativo fino alla testa..ma ho preferito farmi intimamente queste invocazioni mentre nuotavo a pelo d'acqua, lasciando perdere tutto ciò che poteva essere l'associazione mimica..Non sia mai che risultassi agli occhi della gente più stolta di quanto sia già.

Alla fine della fiera, comunque, non sono riuscita a placare il mio moto di rabbia nè tantomeno a comprenderlo a fondo. Chissà, forse mi dava fastidio l'idea che era l'ultima nuotata in quella piscina ed, essendo io assolutamente patetica e malinconica, guardavo tutto con gli occhi di un "Addio!!".

Terribilmente da Diva.

"Addio tavoletta azzurra, addio galleggiante maculato. Ciao spogliatoio sempre asfissiante. E ciao asciugatori di capelli...Ciao ciao!"

Ma non ho ricevuto nessuna risposta. Solo una pacata indifferenza.

Che rabbia.

Dita calcò le scene alle 15:42 | commenti: commenti (15)(popup)