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Tennent's star

Recitato in data sabato, 24 maggio 2008 de vita, teatralitĂ , borrachata, inquietudo, lesboworld
Ecco qua...una Tennent's vicino alla tastiera, gli occhi etilici a mezz'asta, le dita un pò fremanti...
Sinceramente pensavo a qualcosa di meno melodrammatico per il ritorno alla bloggosfera, ma..si sa..la maggior parte delle persone scrive proprio per scaricare l'anima ulteriormente appesantita dalle pene ed io non posso certo dire di essere da meno, vero...
Mi commisero veramente tanto in questo momento..
Riesco lucidamente a vedermi dall'esterno (nonostante le...ehm...3 birre? si, tre birre) e sembro la protagonista di una stomachevole pellicola a tema di serie b!

Allora...

Le cose, da sei mesi a questa parte, sono mooooolto cambiante. Eccome se sono cambiante!
Innanzittutto sono fidanzata.
Grazie, grazie...

E poi sono ufficialmente lesbica.

Si.

Non che prima non lo fossi, ma...non avendo mai avuto una storia "seria" ( lo metto tra virgolette perchè la serietà di una storia è sempre affare molto soggettivo e personale..), tutti ancora pensavano ad una "inclinazione simil-infantile destinata ad assopirsi".

Più o meno è così che diceva, si...

Comunque..

Non so se posso affermare ufficialmente di essere lesbica, ma...amo una donna...una donna *vera*..

E con *vera* intendo una donna femminile e non la classica lesbica "villosa" che possiamo ritrovare nell'immaginario collettivo....con tutto il rispetto per le lesbiche villose..

Il problema è che..accettando di essere lesbica, amando una donna e volendo far parte di "questo" mondo...devo anche accettare una serie di mazzi e contromazzi che, sinceramente, non ero pronta ad affrontare....

Tanto per incominziare:
1)le gelosie femminili....che mi stanno brasando l'anima. Perchè se hai una interazione/relazione/scambievolezza/reciprocità/dù parole in croce con un qualsiasi altro essere, sia esso di origine umana/animale e/o vegetale....sei una stronza perchè ci provi con qualcun'altro/a/altro vivente.
2)tutte le fisime su come ti vesti, ti atteggi, ti trucchi, ti muovi, cammini...respiri. "Non penserai di uscire con quella maglietta, vero?????????" ed io ingenuamente: "Ehm, si perchè? mi sta male?" e lei: "Fa troppo troia in cerca...levala assolutamente". "Ok amore.."
3)le "strane" sensazioni. Si perchè le donne hanno un "sesto" senso e pensano veramente che quel sesto senso (spesso indice solamente di una carenza o un eccesso di ormoni) sia qualcosa di cui bisogna assolutamente fidarsi. Soprattutto se è al livello dello stomaco.
4)la stronzaggine delle "altre" che, appena saputo che sei piacevolemte in coppia, ti trovano irresistibile e cercano di concupirti.......soprattutto quelle che prima non ti si filavano manco per caso...e cercano di farti cascare nei loro tranelli per distruggere ciò che più ami.
Questa è tosta, eh...
5)i "saggi" consigli delle vecchie lesbiche (vecchie nel senso che sono "su questa barca" dall'uno quando non c'era nessuno, praticamente...) che altro non fanno che metterti un'ansia spropositata.
6)le mutevolezze quotidiane. Perchè se ieril'altro era nero e ieri era bianco...oggi è assolutamente grigio. E senza possibilità di discutere alcuna.
7)E i pensieri tipo "So che tu pensi che io presumo che tu hai detto di me che io credevo che tu ritenessi vero ciò che in realtà non poteva essere che tu reputassi...." oppure ".....chissà cosa stai giudicando con quello sguardo e con quell'espressione lì: magari credi che io sto pensando che tu...etc...". Solo una parola: cervellotico.
8)l'arte di complicarsi l'esistenza. Anche le cose più lisce e lineari, per una coppia lesbica diventano...decisamente insormontabili.

Bhè.

Con tutta questa filippica, similcomicodrammatica, volevo solo alleggerirmi l'anima oltremodo appesantita dalle pene.
Perchè io ho esattamente tutti gli otto punti descritti.
E mi sono quasi venuta a noia da sola.
Dita calcò le scene alle 00:49 | commenti: commenti (11)(popup)
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Magari

Recitato in data lunedì, 26 novembre 2007 traumi quotidiani, inquietudo, lesboworld
..al risveglio, mai niente è realmente come ti è sembrato nella notte...ma perchè?




Dita calcò le scene alle 13:51 | commenti: commenti (20)(popup)
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Consecutio Temporum

Recitato in data mercoledì, 10 ottobre 2007 de vita, parapsicologia, inquietudo
Il problema è che non sempre riesco a vivere nel presente. Questo è.
A' voglia a fare tutte le tecniche meditative di centramento della mente, di respirazione e rilassamento, di contemplazione ascetica del piacere di fare le cose.....bla bla bla...
E bla bla bla...
Spesso vivo in un altro tempo. E non necessariamente questo è il futuro prossimo (ossessione e ansia) o il passato remoto (malinconia e depressione).
Io dimoro nel condizionale. Presente e passato.
Per cui:
"Io dovrei, e invece..."
"Io potrei, però.."
"Io vorrei, ma.."
"Avrei dovuto fare....avrei dovuto dire....avrei potuto essere..."
E ancora:
"Sarei, potrei, avrei..."
E il circolo dell'insoddisfazione eterna e incrollabile si autoalimenta. Un desiderio irrealizzabile segue una smania impossibile. E anche nell'eventualità un sogno si avveri e una meta sia raggiunta....ce n'è già pronta una successiva più grande e lontana.
La solitudine diventa insopportabile e rifuggita come lebbra.
I tempi morti sono riempiti come buchi in una diga.
Ipersollecitazione. Iperstimolazione.
Ipertutto pur di non pensare.
Capisco che la serenità non è data dall'avere materiale.
Ma quando ti guardi e non apprezzi ciò che vedi e vorresti volare via con la mente.....che fai??
Dita calcò le scene alle 19:57 | commenti: commenti (16)(popup)
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Dominus

Recitato in data domenica, 16 settembre 2007 reparto, de vita, parapsicologia, traumi quotidiani, inquietudo


Stamani mi sono svegliata alle cinque perchè ho sentito molti spari.
Ha riaperto la stagione della caccia, evidentemente.
Mi sono chiesta come fa una persona ad alzarsi alle quattro, prendere cane e fucile, fare kilometri arrivando nel bosco per uccidere degli animali.
Uccidere degli animali!
Questa è una delle cose che, nonostante le mie inumane capacità comprensive, rimarrà misteriosa.
Un pò come i cerchi nel grano...mah.
Mi sono interrogata per circa....due minuti, giusto il tempo di uscire dalle calde coperte, raggiungere il cesso e fare pipì...stavo scoppiando!
Poi mi sono riaddormentata.
Sempre con l'eco dei fucili e dei latrati di cani.
Mi sono risvegliata alle nove, ho fatto il caffè con la schiuma e ho mangiato a quattro palmenti, perchè, si sa, la colazione è il pasto principale; anche se poi ti riaccoccoli sul divano inebetito dalla tv e dal cibo.
Ecco, si. Questo è il mio settembre. Questa la stessa sensazione che mi vien dietro da mesi: oscillo da uno stato di frenetica ansia nell'attesa che qualcosa di incredibilmente fantasmagorico mi colpisca e mi sconquassi l'equilibrio quotidiano, alla sempre più convinta consapevolezza che non c'è niente di incredibile che deve succedere....e mi inebetisco sul da farsi; non so se mi tortura di più l'attesa dello sconvolgimento o la consapevolezza che questo piattume è la vita. Che poi non è un piattume vero e proprio...è il convencersi che l'esistenza è proprio la somma di tante piccole cose quotidiane che dobbiamo via via costruire.
Oddio, come sono quadrata oggi.
No, in realtà sono tremendamente triste perchè il mio tirocinio è finito.
E' finito! Terminato, liquidato, completato, chiuso....è passato un anno da quando ho cominciato a farmi sfruttare ed adesso è già finito!
Un altro passettino fatto verso l'autorealizzazione.
Ed essendo io tremendamente romantica e di animo deflesso, non posso che riguardare sempre al passato e piangere per ciò che non c'è più...
Ho fatto l'ultimo colloquio con quella che, coincidenza, è stata la prima persona che ho visto, sei mesi fa...
Ho salutato il mio capo ( che rivedrò alla scuola di specializzazione fra qualche mese)...
Ho ringraziato i miei cari tanto cinici medici compagni di stanza...
Ho fatto ciao-ciao alle infermiere che non avranno più qualcuno sotto di loro da trattar male...
Ho sorriso alle inservienti con cui prendevo il caffè schifoso della macchinetta....
Ho stretto la mano al capo reparto che tutti temono...

Ma perchè ho la sensazione di essere invecchiata tutto d'un botto?
Le cose che prima di affliggevano, non le penso più...o forse le ho ricacciate giù nel profondo, inconscio buco che è la nostra anima?
Le cose a cui ero tremendamente e rigidamente attaccata e a cui credevo di non poter rinunciare, non le ho più...non le credo più...
Mi sembra tutto più facile e nello stesso tempo tutto molto più complicato...più facile perchè ho imparato ad accettare alcuni lati personali e ho capito che, nonostante tutto, si può sempre andare avanti e cambiare; più difficile perchè ora mi devo concentrare sul resto del mondo.......su quello che c'è al di fuori.
Che angoscia pazzasca.
E poi c'è la solitudine.

Manca qualcosa.
.....
.....
......
Eppure manca qualcosa....
Si, manca qualcosa....

O_O

Grom....la mia dottoranda non c'era....non le ho detto addio..
Dita calcò le scene alle 19:53 | commenti: commenti (21)(popup)
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Ex-In-plosion

Recitato in data lunedì, 30 luglio 2007 de vita, parapsicologia, teatralità, inquietudo

<I rapporti umani sono come delle miscele, più o meno perfette, che, alle volte, possono risultare addirittura esplosive..io, modestamente, sono dinamite negli ultimi tempi> dico io. Grande verità.

Antefatto: ragionavamo ancora su questa divisione netta tra i ruoli che sono costretta ad affrontare nella vita sociale;

 <..invece di considerare questi copioni come delle isolette staccate in un mare di passione, giudizio e controllo assolutamente inconsci e trascinanti> dice <sforzati di pensar loro come tante facce di una stessa figura poliedrica..sei sempre tu. Sei un cubo>.

Sono sempre io? Mah...Penserei più ad una personalità schizoparanoide. Sia chiaro: sempre meglio della borderline.

<La relazione con le altre persone non potrà mai essere sempre la stessa e uguale in ogni circostanza: ogni persona ci suscita qualcosa di particolare ( ha marcato con un bel sospiro questa parola..che avrà voluto dire???) al quale rispondiamo con una reazione altrettanto particolare; la nostra reazione, a sua volta, influenzerà il comportamento di chi abbiamo di fronte in maniera, direi,  particolare. Tutto questo è racchiuso in un circolo causa ed effetto senza fine, sempre uguale nella sua persistenza, ma sempre particolare a seconda di chi sono i commedianti>. Era particolarmente poco specifico. Lo odio quando fa così.

Ci sono delle persone che tirano fuori il meglio di noi, senza fare niente di straordinario: grazie al loro naturale comportamento, riescono a far prevalere i nostri lati buoni sulla nostra parte più oscura.

Ci sono persone che tirano fuori il peggio, del peggio, del peggio, del peggio, del peggio del nostro animo. Tutti noi abbiamo una buona dose di marcio, dentro. E' scontato.

<Ovviamente ognuno ha la sua caratteriale predisposizione!!!!> , bofonchia. Un uomo arido di sentimenti molto difficilmente riuscirà a trovare qualcuno/a che riuscirà a coinvolgerlo completamente; una donna che per natura ha bisogno di grandi passioni per vivere, non avrà mai rapporti equilibrati. Il carattere, però, non deve diventare scusatio per fossilizzarsi su un particolare modo di essere, solo perchè questo ci fa comodo: il bello della specie umana evoluta (si astengano da ciò che dirò, quindi, tutte le persone facenti parte della categoria lombriforme) è che possiamo sempre cambiare, anche nel profondo, con la sola forza di volontà. Importante è sempre avere in mente questo giochino di azione-reazione; pensare ai meccanismi di proiezione in cui inevitabilmente cadiamo vittime; e avere anche la consapevolezza che entrambi i commedianti sono coinvolti allo stesso modo e con pari responsabilità nella relazione.

<Tutto ciò pone l'accento sull'importanza rivestita da ogni tipo di relazione. Tutte le persone ci sono utili per conoscerci a fondo e sempre meglio>.

Sacrosante parole. Come dare torto a tutto ciò? Come poter dire che non è vero? In che modo sbugiardare queste frasi? Con che mezzi affermare il contrario? Impossibile.

Quello che mi pare lapalissiano è che questa è una buona tecnica per confondere le idee e mettere sempre il proprio credo in discussione. Vedi: se fossi io una persona che attribuisce sempre all'esterno la causa del proprio male, così sarei costretta a pensare che, in realtà, la causa potrebbe anche essere dentro di me. Potrei essere io stessa a suscitare il comportamento abietto della gente con cui mi relaziono! Se, al contrario, fossi una donna marchiata dai continui sensi di colpa (chi io???? ma che dici mai..), allora sgraverei la mia carogna attribuendo alla personalità verminoide e vergognosamente iniqua dell'altro i disastri relazionali.

<E c'è anche una tecnica per evitare la psicologizzazione di ogni cacata? >

No, purtroppo no.

E, quindi, non ho potuto fare a meno di elencarmi mentalmente tutte quelle mie gradevolissime caratteristiche personologiche che, adeguatamente sfoderate, suscitano reazioni inappropriate nell'altro. E quali comportamenti dell'altro fanno emergere la mia parte più oscura.  E in che modo la parte mia più oscura desta nell'altro retroazioni ancora peggiori. E in che modo queste retroazioni rinforzino miei atteggiamenti disadattivi. E quale disadattamento creo, agendo così, in chi mi sta di fronte. E in che misura l'altro così disadattato mi procura.....

Appena avrò finito la mia lista della spesa caratteriale provvederò a ipotizzare rimedi.

....

...

Sob.

Dita calcò le scene alle 18:35 | commenti: commenti (20)(popup)
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In Divisione

Recitato in data lunedì, 23 luglio 2007 parapsicologia, teatralità, inquietudo

Mentre consciamente vivo la realtà come placida e serena, il mio corpo mi parla. Sapevate che il corpo, a volte, è più veritiero della mente? Il nostro corpo ci manda chiari segnali del nostro intimo stato interiore, soprattutto per informarci di quelle criptiche e inconscie sensazioni che, per un motivo o per un altro, non vogliamo percepire. Ecco. In questi giorni il mio corpo mi sta mandando lampanti segni d'avvetimento e io non so come decifrarli. Innanzittutto dormo male e quando riesco a prendere sonno faccio degli incubi kafkiani. Non sono proprio incubi angosciosi, ma immagini strane con un velo d'ansia e malessere: sogno sempre di essere terribilmente in ritardo, o terribilmente in anticipo, sogno di trovarmi in luoghi sconosciuti o sbagliati, di essere fraintesa o non capita, sogno stanchezza e fastidio e sono stati d'animo tanto tangibili che, poi, inevitabilmente, me li porto dietro anche al risveglio. Ah. Ho la gastrite e anche la colite. Più psicosomatica di così non potrei essere. E più rifletto su queste comunicazioni somatiche, più esse aumentano, alimentando il noto circolo vizioso.

C'è un pensiero che mi tormenta e mi assilla, un senso di.....divisione, di rottura. Non so bene come spiegare, so solo che lo trovo molto noioso. Mi secca non essere in perfetta armonia con me stessa e col mondo, è come se avessi un conto perennemente aperto da dover saldare senza sapere bene come. Sento la testa e la mente che volano verso lidi migliori, futuri risplendenti, nuovi amori e nuove passioni, in perenne crescita...e poi avverto il corpo pesante e ingestibile che mi zavorra a terra. Mente e soma non vanno di pari passo, anzi vanno proprio in direzione opposta e sono sempre in continua lotta per la dominazione l'uno sull'altro. A volte la mente domina il corpo e allora mi sento potente, quasi indistruttibile, ma, infondo, priva di fondamenta sicure. Altre volte domina il corpo e ciò mi debilita psicologicamente, ma mi fa sentire più umana.

E poi c'è la vita di relazione: anche in questo ambito mi sento divisa in rapporti diversi e separati che non riesco a conciliare in maniera armonica, cosicchè sono costretta ogni volta ad indossare una maschera e recitare una parte differente a seconda di chi ho davanti. Non è una finzione, una commedia. E' il semplice saltare di ruolo in ruolo in concordanza alla situazione momentanea: con un amico sono confidente, con un altro sono rassicurante, con i genitori sono figlia ( a volte matura per comprovare il loro status di genitori efficienti, a volte insicura per gratificare ancora un pò il loro bisogno di autorevolezza), sul lavoro sono assennata, con l'amica sono scazzona, con la rossa sono seducente, con il maschio sono complice, con la donna sono divergente, con la collega sono accomodante, con l'autorità sono succube, con i pazienti sono "contenitore" empatico, con chi non mi conosce cerco di essere il più "normale" possibile..................

...................

E alla fine? arrivo alla sera e mi dico: "di cosa ho voglia? probabilmente se in questo momento fossi figlia avrei bisogno di un bell'abbraccio ristoratore. Se fossi l'amica scazzona avrei voglia di una insensata risata di un quarto d'ora. Se fossi la confidente gradirei un momento d'intimità con il mio amico, magari di fronte ad una bella birra. Se fossi con la rossa.........."  vabbè, lasciamo perdere.

 Il senso di tutto questo sparlare è che, alla fine della fiera, sono così disorientata da tutti questi ruoli non integrati che, addirittura, non so più nemmeno io quello che voglio veramente e banalmente. Forse la domanda che dovrei pormi è: che ruolo ho con me stessa?

Dita calcò le scene alle 17:29 | commenti: commenti (18)(popup)
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una foto

Recitato in data mercoledì, 18 luglio 2007 parapsicologia, inquietudo, lesboworld

Guarda questa stanza: completamente spoglia, tre mobili vuoti, il letto senza lenzuola con il cuscino fatto di asciugamani, le mensole disoccupate, le pareti sguarnite, due vestitini buttati là giusto per cambiarsi domani mattina, lo spazzolino fuori, il computer per terra ed io che scrivo sdraiata sul pavimento, sulla pancia piena. Questo era un pò il mio incubo. Ritrovarmi faccia a faccia con il nulla di fuori in cui si poteva rispecchiare il nulla di dentro; per questo ho sempre voluto crearmi uno spazio tutto mio, una camera sola, tutta piena di ninnoli e fronzoli in cui perdermi. E ho sempre fatto in modo di non ritrovarmi in una situazione di tale squallore perchè ho sempre avuto paura di quello che poteva essere il riflesso. E adesso?

Che sensazione equivoca. Il pensiero che tutte le mie cose sono confinate in degli scatoloni, in una casa e lì rimarranno per un bel pò, ed io sarò confinata in un'altra casa, priva di tutto quello che potrei confessare come mio, intimo, non mi pesa per niente. Non avrò più le mie pratiche, la mia armonia e dovrò vivere un pò alla giornata, prendendo le cose come vengono, senza progetti a lungo termine, senza troppe scadenze, arrangiandomi con quello che troverò...(senza il mio computer!!)..tutto questo non mi crea lo smarrimento che credevo. Anzi. Mi sento terribilmente liberata, anche se non so bene da cosa. Ed io che pensavo di aver bisogno di un tetto e di 4 mura in cui rivedermi pienamente per sentirmi "a casa" e difesa... Certo, ho l'amaro in bocca che c'è inevitabilmente quando le cose belle finiscono, ma ho la sensazione che quello che mi aspetta sarà ancora più bello, sempre un pò di più....

Adesso è proprio la fine. E un inizio tutto nuovo.. 

Eh, si. Proprio strano. Mi verrebbe da fare uno di quei paccosissimi discorsi su "come si cambia, come si cresce, come si invecchia.." e blabla, ma mi ucciderei da sola. E invece credo che dipenda dalle persone che ultimamente ruotano attorno al mio universo.......infondo non sono "le cose" che ci fanno sentire sicuri di noi stessi e ci fanno sentire "protetti", ma solo la pratica del rapporto con "l'altro", l'altro che ci conferma la nostra persona come degna di rispetto e benevolenza. 

La pratica con la dottoranda mi riempie molto, si, anche se non è proprio come vorrei.....e ho capito che anche la specializzanda dai capelli neri e lucenti mi gratifica assai.  

Questa estate, per certi versi, è troppo recettiva e troppo poco attiva...grom.

Dita calcò le scene alle 23:29 | commenti: commenti (21)(popup)
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Fiele

Recitato in data martedì, 17 luglio 2007 parapsicologia, traumi quotidiani, inquietudo

Mi sono tuffata con il desiderio di liberarmi da questo enorme peso che mi porto nella pancia da qualche giorno..ed ho cominciato a nuotare con tutta la forza che potevo avere, proprio per vedere se riuscivo a scaricare la mia inquietudine. E più forza ci mettevo, più il peso diventava enorme ed ingombrante. Mi sono resa conto, dopo poco, che nella testa mi risuonavano dei tamburi e questi scandivano il ritmo delle mie bracciate e il tum-tum infondo al cervello alimentava la mia rabbia profonda. Una rabbia pazzesca. Rabbia, rabbia, rabbia...ero così affaticata e gravata da questa zavorra di veleno che mi è venuto il fiatone in poco tempo. Strano. Non mi viene mai il fiato grosso mentre nuoto e, anzi, generalmente riesco a rilassarmi con una facilità favolosa. Dieci vasche, un minuto di riposo, dieci vasche, un minuto di riposo.....e ancora dieci vasche. Cercavo di tenere l'istinto iroso sotto controllo e di sublimarlo con pensieri "positivi", come ci insegnano alle supervisioni. E allora, con un fare un pò beota, comici a chiederti:

"Da dove viene tutta questa rabbia che mi scorre dentro? che ha da dire il mio povero fegatino strabordante di bile..??"

Ed ho cominciato a dialogare, come una deficiente, con il mio fegato. Si, con il mio fegato.

"Su su...dimmelo, che ti fa ammattire? cosa c'è che non riesci a filtrare?"

Insieme a questa serie di domande sarebbe consigliato accompagnare il pensiero con dei movimenti delle mani dal basso in alto, dal punto del corpo dove senti il sentimento negativo fino alla testa..ma ho preferito farmi intimamente queste invocazioni mentre nuotavo a pelo d'acqua, lasciando perdere tutto ciò che poteva essere l'associazione mimica..Non sia mai che risultassi agli occhi della gente più stolta di quanto sia già.

Alla fine della fiera, comunque, non sono riuscita a placare il mio moto di rabbia nè tantomeno a comprenderlo a fondo. Chissà, forse mi dava fastidio l'idea che era l'ultima nuotata in quella piscina ed, essendo io assolutamente patetica e malinconica, guardavo tutto con gli occhi di un "Addio!!".

Terribilmente da Diva.

"Addio tavoletta azzurra, addio galleggiante maculato. Ciao spogliatoio sempre asfissiante. E ciao asciugatori di capelli...Ciao ciao!"

Ma non ho ricevuto nessuna risposta. Solo una pacata indifferenza.

Che rabbia.

Dita calcò le scene alle 15:42 | commenti: commenti (15)(popup)
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Governo

Recitato in data mercoledì, 20 giugno 2007 inquietudo

Odio la decadenza. Anzi, ad essere sincera, mi fa paura. Mi spaventa vedere come tutto possa sfuggire al controllo, possa scivolare dalla nostra volontà. Ho sempre pensato che con la forza, la voglia e la pazienza si possa raggiungere qualsiasi obiettivo, demolire ogni muro, ottenere praticamente tutto; ci sono cose, però, che sfuggono e vanno avanti e che dobbiamo accettare perchè "non possiamo far nulla"... non sarò mai un uomo, non potrò mai tornare indietro nel tempo, non potrò impedire che le persone che più amo scompaiano, non posso cambiare la gente, non posso vivere per sempre, non posso riuscire a vivere tutto...

Ho fatto due incontri interessanti in questo inizio settimana (preferisco chiamarli "incontri" e non "colloqui"...rende meglio l'idea di quello che vivo in reparto): il primo signore con cui ho parlato era talmente avanti con la malattia da non ricordarsi nemmeno il proprio nome e quello della moglie e quello della figlia...si ricordava solo che aveva un paio di pantofole blu e d'oro infondo a letto e che qualcuno le aveva rubate ed andava in giro per l'ospedale con il bastone della flebo, mezzo ignudo alla disperata ricerca delle sue uniche e misteriose babbuccie. Mi ha fatto sorridere, all'inizio. Poi mi è presa una fitta, una fitta strana che lì per lì non riuscivo a definire a parole: una sensazione mista tra pena e strazio e un pò di terrore all'idea che, uno stato del genere, possa sopraggiungere a qualcuno che conosco. Come dev'essere un familiare, un amico, un parente che ti guarda e ti dice "scusi, ma lei chi è?".

La seconda persona con cui ho avuto uno scambio di...silenzi (ma che silenzi, dio mio) è stato un giovane signore che  aveva appena saputo; appena saputo, forse da un giorno o due... le uniche cose che è riuscito a dire, tra una'assenza strozzata e l'altra sono state: "vuole sapere come ci si sente? ti crolla il mondo addosso..". Ti crolla il mondo addosso. Che sensazione...non puoi fare nulla; sei lì, con la tua ferrea volontà, i tuoi sogni ed i tuoi desideri e semplicemente non puoi far nulla. E' praticamente assurdo, no? "Non puoi far nulla" eh cavolo e chi mi obbliga??

Mi terrorizza l'idea ( e mi fa anche un pò incazzare) che ci sia qualcosa che non posso controllare.

Dita calcò le scene alle 01:05 | commenti: commenti (8)(popup)
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Orrible

Recitato in data sabato, 16 giugno 2007 inquietudo
iz049020
Dita calcò le scene alle 01:37 | commenti: commenti (popup)