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Recitato in data lunedì, 16 novembre 2009
La normalità è propria dell'uomo mediocre.reality
Dita calcò le scene alle 23:44 | commenti: commenti (3)(popup)
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Nella gioia, nel dolore.

Recitato in data domenica, 15 novembre 2009
Sicuramente ho fatto il pieno di emozioni in questo week end.
Ero già piena prima di entrare al seminario..
Venerdì sera una persona poco più che conoscente, vista due volte, mi ringrazia per averLa accolta con bontà.
"Dopo anni sei stata la prima che, sapendo tutto quello che c'è da sapere, non mi ha voltato le spalle quando mi ha incotrata per strada e, anzi, mi ha invitato nel suo mondo. Grazie. Sei una bellissima persona".
Toralmente inaspettato come apprezzamento.
Ego a mille.

E poi Lei, che da 3 settimane (da quando ha avuto quel lutto) girava e girava nella mia testa senza darmi quiete.
Non so perchè mi stesse tanto indigesto questo incontro.
Non ho dimestichezza con le condoglianze, è vero, ma non è mai stato terribile..tanto terribile il pensiero di avvicinare l'angoscia e gestire il senso di impotenza che deriva dallo specchiarsi in occhi che parlano di un dolore apparentemente insaziabile ed incancellabile.
Non mi è mai rimasto così difficile il confronto con quello sguardo.
Ho montato per giorni come una maionese a 16 uova.
Era lì, vicino alla macchinetta del caffè.
Non lo diresti mai quello che sta passando... i suoi occhi sono sempre lieti e consapevoli.
"Ma guarda...hanno cambiato marca di cialde.."
Stupida, che dici?
"Ciao..io..ciao..come..."
La abbraccio con tutta la forza che ho nei miei esili arti.
"..in che stanza siamo?"
La solita, ovviamente.
In cerchio, ci creiamo la dinamica.
Si parla di autenticità. Di sincerità.

Autenticità e sincerità: non è dire tutto quello che si pensa e si sente, ma è pensare a tutto quello che si deciderà di dire. La sincerità deriva da un'attenta ed oculata scelta volitiva che pondera emozioni, pensieri, morale, interlucoture, fine..... e porta sensazioni di fiducia e benessere.. Tutto il resto è soggezzione all'istinto.

Quanto il nascondere fatti, emozioni, eventi, dolori, gioie personali al gruppo ci fa essere capziosi e menzogneri?
Quanto la sincerità va a braccetto con la totalità psichica e mentale?
Siamo tutti un pò negativi.
Tutti ci vediamo con una maschera dietro la quale segregare ciò che di più esecriamo di noi.

Tocca a Lei e parla del suo lutto, ma non è esasperante.
Ci racconta del suo dolore, non dettagliatamente e non superbamente..è molto centrata su di noi, sul presente, su quello che vive e vede in questo preciso momento.
Penso che se fossi io ad avere quelle immagini negli occhi e quello spasimo nell'anima, sarei tutt'altro che centrata e partecipe. Sarei tutt'altro che di compagnia.
Sarei tutt'altro.
Sicuramente non qui al seminario.
Oh, è il mio turno..
"Crea la dinamica..il gruppo è tuo per 15 minuti e tu sei la regista".
Dita prende campo ed eccola sotto l'occhio di bue.
Mi tormento le mani, guardo altrove, gesticolo...(quanto gesticolo quando parlo!) e tiro fuori quello che da due anni sto nascondendo a tutti; è un'ammissione, quasi..è una responsabilizzazione, come dire "ecco qua, ho bisogno di aiuto..è vero".
Ho altro che devo dire. E lo devo dire a Lei, devo o scoppio.
"Non voglio fare un'apologia, ma io sono stata sicuramente una, fra tutti, che si è allontanata. Di fronte al tuo lutto sono rimasta paralizzata e quello che ho fatto è stato il massimo che potevo fare".
Ho paura. Mi scende una lacrima.
Tutti mi guardno. Poi guardano Lei.
Una partita a tennis, praticamente.
Minuti interminabili di silenzio e tante domande che mi affollano la testa.
"Che cosa starà pensando? cosa staranno pensando tutti loro? come mi stanno giudicando? mi stanno giudicando? sono eccessiva? sono stronza? stupida forse...che faccio? una fuga in bagno?"
Help.
Mi guarda e sorride.
Ha parole dolci e di accoglienza per me.
Mi riconosce nel mio disagio, nel mio dolore, nel mio imabarazzo ed ha parole di gioia. Dice che mi accetta e che quello che ho fatto per lei lo ha apprezzato. Dice che ho rispettato il nostro rapporto, sono rimasta fedele a quel (poco) che c'è tra noi..se avessi fatto di più l'avrei delusa, sarei stata insincera.
Mi ringrazia per la mia autenticità.
Prendo queste parole con tutto l'amore che ci può essere.
La ringrazio e piango.
Piango per me e per Lei.
Piango perchè non c'è niente di più evoluto e spirituale del provare gioia nel dolore.
E mi chiedo quando e se ci arriverò mai.
Intanto mi godo queste parole che mi sono state donate, parole di riconoscimento e accoglienza. Di rispetto e bontà.
E mi dico che, forse, non è tutto perso a questo mondo.
Dita calcò le scene alle 15:45 | commenti: commenti (4)(popup)
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Il Dio frigorifero

Recitato in data mercoledì, 11 novembre 2009
Era tanto che non mi capitava di sognare.
L'ultimo periodo (diciamo gli ultimi 4 mesi) è stato caratterizzato da un certo grigiore arido energetico-libidico-ormonale che ha portato in ordine: no sesso, no vigore, no immaginazione e/o fantasticheria, no attività onirica, ma in compenso strafame, strasonno, stralivore idrofobico, prostrazione, pavento, scossoni d'umore...e a ruota tutti i sintomi più viscidi del consumo nevrastenico.
Quindi svegliarmi di soprassalto con quest'immagine pittorica, florida, nitida...luminosa del frigorifero aperto...eh bè!!!Frigorifero <Che sia la volta che l'animo e la vitalità rientrino in me???>
Sgambettavo su quella bicicletta come un'osannata ed ero al Suo portone con ben quindici minuti di anticipo. Cribbio, mai successo...dieci si, quindici addirittura, mai.
Mi siedo e rido a 32 denti.
<Mi sono ricordata un sogno>
Un tiè infondo ci stava tutto.
<Oh>
<Che sogno! potrei dire... IL SOGNO>
<Comincia>.
<Casa mia. Cucina di casa mia. Frigorifero mio. Lo apro e tanta carne putrefatta. Puzzo. Lo pulisco bene bene che devo simposiare per Lei. Tolgo il marcio e ci sono moltitudini di insetti..una frotta di insetti. Un nugolo di insetti. Un esercito appestante, laidissimo di insetti lerci e ripugnanti..disgustorama dicevano alla tv..e..>
<Si, procedi>. Epigrafica, quanto la odio.
<Basta..tutto qui. Casa mia, frigo mio, carne putrefatta, insetti..oh..eh eh cavolo..Sono felice perchè io c'ho visto tanta positività..mi sono svegliata con la nausea, si, ma molto più leggera, capito? cioè..il frigo, il frigo sono ovviamente io, mi sto togliendo tutto questo decomposto putrido che sento ultimamente abitare in me. Mi sto liberando con le mie mani di tutte le cose guaste che mi opprimono e...l'olezzo se ne va..se ne va l'olezzo e sta tornando il pulito..e sicuramente positivo, bello, sole, luce, uscita, dolcezza, purezza.....>
<Ne sei sicura?> sentenzia Lei più cattedratica e laconica di prima guardandomi con l'occhialuto occhietto fuori dall'orbita.
<Nooo?>
La sedia non può nascondermi, nonostante la mia ormai solo simulacra fisica.
<Io vedo che....frigorifero uguale tuo padre>
E qui un tiè infondo ce lo voleva mettere tutto. Lei.
Eccola là, la solita spiegazione freudiana.
Ed è così che abbiamo cominciato a lavorare sul Dio frigorifero e abbiamo cominciato a distruggere la Sua immagine.
Finalmente la caduta degli Dei, senza la quale il povero umano emarginato non potrà mai costruire la sua strada.
Dal simbolo frigorifero (che ormai campeggia patinato sopra la testata del mio letto..così..come ammonimento ed esortazione di ciò che mai e poi mai potremo e dovremo diventare), abbiamo fatto poi una lunga divagazione che ha portato a smontare tanti altri ideali ibridi, da me trasfigurati con l'abito di valore esistenziale, che, oggettivamente dai, non fanno vivere.
Tipo il pregio del "bastarsi" di cui parlai poco sotto.
Bastarsi? e de chè..?
Perchè, come mi hanno fatto notare, siamo soli, si..ma non è poi così terribile.
E la simbiosi non è la soluzione.
Nè tantomeno la soluzione risiede nell'opposto atteggiamento, ossia la clausura.
Si può camminare fianco a fianco su sentieri diversi e ridere e gioire insieme.
Senza camminarsi addosso.
Senza dolersi soprattutto se si ha bisogno di qualcuno accanto, con cui fare un piccolo tratto di cammino. Come "individui" e non come parti platoniche di frutti mancanti.
Non è la realtà, spesso, che ci fa soffrire, ma è la distanza fra questa che viviamo e la velleità che aligna solo nella nostra testolina e cerchiamo inutilmente di raggiungere.
Molto semplice come ragionamento (a detta Sua), ma ci si casca..eccome se ci si casca.
Quindi barbanera consiglia:  è futile ed avverso (masochistico, si!!!) rodersi ed accalorarsi su una realtà che non possiamo modellare a nostra fantasticheria, ma comunque potremmo lavorare su una fantasia ottimizzabile attraverso ciò che di bello (ma anche di brutto ed oscuro) possediamo nel nostro intimo.
......
....?
Inutile voler essere un leone se sei nato pecora, dai!
Cerca di plasmare i tuoi lati di pecora (chessò..la lana che ti cresce e ti scalda..il carattere mite..il fatto che non mangi carne..) di modo che tu possa tripudiare nel tuo recintino ed essere gongolante!!Happy!
Troppo giusto, sorella.

Pecora

Il problema ora è far capire alla mia testa, al mio corpo tutto e al mio cuore, soprattutto, che il frigorifero che stiamo bramando di comprare coi mezzi più equivoci e masochistici...verrà sostituito con un bel termoconvettore quale io (in realtà) sono.
Speriamo almeno sia in pellet così risparmio. Visti i tempi che corrono...
Sig.
Dita calcò le scene alle 20:58 | commenti: commenti (8)(popup)