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Ex-In-plosion

Recitato in data lunedì, 30 luglio 2007 de vita, parapsicologia, teatralità, inquietudo

<I rapporti umani sono come delle miscele, più o meno perfette, che, alle volte, possono risultare addirittura esplosive..io, modestamente, sono dinamite negli ultimi tempi> dico io. Grande verità.

Antefatto: ragionavamo ancora su questa divisione netta tra i ruoli che sono costretta ad affrontare nella vita sociale;

 <..invece di considerare questi copioni come delle isolette staccate in un mare di passione, giudizio e controllo assolutamente inconsci e trascinanti> dice <sforzati di pensar loro come tante facce di una stessa figura poliedrica..sei sempre tu. Sei un cubo>.

Sono sempre io? Mah...Penserei più ad una personalità schizoparanoide. Sia chiaro: sempre meglio della borderline.

<La relazione con le altre persone non potrà mai essere sempre la stessa e uguale in ogni circostanza: ogni persona ci suscita qualcosa di particolare ( ha marcato con un bel sospiro questa parola..che avrà voluto dire???) al quale rispondiamo con una reazione altrettanto particolare; la nostra reazione, a sua volta, influenzerà il comportamento di chi abbiamo di fronte in maniera, direi,  particolare. Tutto questo è racchiuso in un circolo causa ed effetto senza fine, sempre uguale nella sua persistenza, ma sempre particolare a seconda di chi sono i commedianti>. Era particolarmente poco specifico. Lo odio quando fa così.

Ci sono delle persone che tirano fuori il meglio di noi, senza fare niente di straordinario: grazie al loro naturale comportamento, riescono a far prevalere i nostri lati buoni sulla nostra parte più oscura.

Ci sono persone che tirano fuori il peggio, del peggio, del peggio, del peggio, del peggio del nostro animo. Tutti noi abbiamo una buona dose di marcio, dentro. E' scontato.

<Ovviamente ognuno ha la sua caratteriale predisposizione!!!!> , bofonchia. Un uomo arido di sentimenti molto difficilmente riuscirà a trovare qualcuno/a che riuscirà a coinvolgerlo completamente; una donna che per natura ha bisogno di grandi passioni per vivere, non avrà mai rapporti equilibrati. Il carattere, però, non deve diventare scusatio per fossilizzarsi su un particolare modo di essere, solo perchè questo ci fa comodo: il bello della specie umana evoluta (si astengano da ciò che dirò, quindi, tutte le persone facenti parte della categoria lombriforme) è che possiamo sempre cambiare, anche nel profondo, con la sola forza di volontà. Importante è sempre avere in mente questo giochino di azione-reazione; pensare ai meccanismi di proiezione in cui inevitabilmente cadiamo vittime; e avere anche la consapevolezza che entrambi i commedianti sono coinvolti allo stesso modo e con pari responsabilità nella relazione.

<Tutto ciò pone l'accento sull'importanza rivestita da ogni tipo di relazione. Tutte le persone ci sono utili per conoscerci a fondo e sempre meglio>.

Sacrosante parole. Come dare torto a tutto ciò? Come poter dire che non è vero? In che modo sbugiardare queste frasi? Con che mezzi affermare il contrario? Impossibile.

Quello che mi pare lapalissiano è che questa è una buona tecnica per confondere le idee e mettere sempre il proprio credo in discussione. Vedi: se fossi io una persona che attribuisce sempre all'esterno la causa del proprio male, così sarei costretta a pensare che, in realtà, la causa potrebbe anche essere dentro di me. Potrei essere io stessa a suscitare il comportamento abietto della gente con cui mi relaziono! Se, al contrario, fossi una donna marchiata dai continui sensi di colpa (chi io???? ma che dici mai..), allora sgraverei la mia carogna attribuendo alla personalità verminoide e vergognosamente iniqua dell'altro i disastri relazionali.

<E c'è anche una tecnica per evitare la psicologizzazione di ogni cacata? >

No, purtroppo no.

E, quindi, non ho potuto fare a meno di elencarmi mentalmente tutte quelle mie gradevolissime caratteristiche personologiche che, adeguatamente sfoderate, suscitano reazioni inappropriate nell'altro. E quali comportamenti dell'altro fanno emergere la mia parte più oscura.  E in che modo la parte mia più oscura desta nell'altro retroazioni ancora peggiori. E in che modo queste retroazioni rinforzino miei atteggiamenti disadattivi. E quale disadattamento creo, agendo così, in chi mi sta di fronte. E in che misura l'altro così disadattato mi procura.....

Appena avrò finito la mia lista della spesa caratteriale provvederò a ipotizzare rimedi.

....

...

Sob.

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Off

Recitato in data venerdì, 27 luglio 2007 de vita
Certe volte ho la sensazione che questa razionalità martellante mi precluda la strada a chissà quali mondi ultraterreni; la necessità di vagliare, ponderare, calcolare, stimare, approssimare ogni cosa mi fa esistere come chiusa all'interno di una campana di cristallo di cui conosco perfettamente ogni centimetro. E sono asfissiata. Tormentata! Voglio uscire e ossigenarmi i polmoni. Poi, finalmente, mi lascio andare al mio più passionale istinto e non vedo null'altro che prati verdi e fiori colorati. Per un breve tempo respiro aria pura, poi mi accorgo di aver superato il limite, compiendo madornali errori valutativi, e la mia estrema ragionevolezza mi manca da morire. E' il solito meccanismo on-off del tutto-o-nulla. Deleterio e distruttivo. Molto comune. E' così difficile trovare un equilibrio stabile che sia abbastanza flessibile, ma non troppo.
Riesco a mediare la ragione utilizzando un pò di sano menefreghismo, ma ancora non limito la mia passionalità con un pizzico di senno.
Looppaaaaa!
Dita calcò le scene alle 17:34 | commenti: commenti (4)(popup)
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In Divisione

Recitato in data lunedì, 23 luglio 2007 parapsicologia, teatralità, inquietudo

Mentre consciamente vivo la realtà come placida e serena, il mio corpo mi parla. Sapevate che il corpo, a volte, è più veritiero della mente? Il nostro corpo ci manda chiari segnali del nostro intimo stato interiore, soprattutto per informarci di quelle criptiche e inconscie sensazioni che, per un motivo o per un altro, non vogliamo percepire. Ecco. In questi giorni il mio corpo mi sta mandando lampanti segni d'avvetimento e io non so come decifrarli. Innanzittutto dormo male e quando riesco a prendere sonno faccio degli incubi kafkiani. Non sono proprio incubi angosciosi, ma immagini strane con un velo d'ansia e malessere: sogno sempre di essere terribilmente in ritardo, o terribilmente in anticipo, sogno di trovarmi in luoghi sconosciuti o sbagliati, di essere fraintesa o non capita, sogno stanchezza e fastidio e sono stati d'animo tanto tangibili che, poi, inevitabilmente, me li porto dietro anche al risveglio. Ah. Ho la gastrite e anche la colite. Più psicosomatica di così non potrei essere. E più rifletto su queste comunicazioni somatiche, più esse aumentano, alimentando il noto circolo vizioso.

C'è un pensiero che mi tormenta e mi assilla, un senso di.....divisione, di rottura. Non so bene come spiegare, so solo che lo trovo molto noioso. Mi secca non essere in perfetta armonia con me stessa e col mondo, è come se avessi un conto perennemente aperto da dover saldare senza sapere bene come. Sento la testa e la mente che volano verso lidi migliori, futuri risplendenti, nuovi amori e nuove passioni, in perenne crescita...e poi avverto il corpo pesante e ingestibile che mi zavorra a terra. Mente e soma non vanno di pari passo, anzi vanno proprio in direzione opposta e sono sempre in continua lotta per la dominazione l'uno sull'altro. A volte la mente domina il corpo e allora mi sento potente, quasi indistruttibile, ma, infondo, priva di fondamenta sicure. Altre volte domina il corpo e ciò mi debilita psicologicamente, ma mi fa sentire più umana.

E poi c'è la vita di relazione: anche in questo ambito mi sento divisa in rapporti diversi e separati che non riesco a conciliare in maniera armonica, cosicchè sono costretta ogni volta ad indossare una maschera e recitare una parte differente a seconda di chi ho davanti. Non è una finzione, una commedia. E' il semplice saltare di ruolo in ruolo in concordanza alla situazione momentanea: con un amico sono confidente, con un altro sono rassicurante, con i genitori sono figlia ( a volte matura per comprovare il loro status di genitori efficienti, a volte insicura per gratificare ancora un pò il loro bisogno di autorevolezza), sul lavoro sono assennata, con l'amica sono scazzona, con la rossa sono seducente, con il maschio sono complice, con la donna sono divergente, con la collega sono accomodante, con l'autorità sono succube, con i pazienti sono "contenitore" empatico, con chi non mi conosce cerco di essere il più "normale" possibile..................

...................

E alla fine? arrivo alla sera e mi dico: "di cosa ho voglia? probabilmente se in questo momento fossi figlia avrei bisogno di un bell'abbraccio ristoratore. Se fossi l'amica scazzona avrei voglia di una insensata risata di un quarto d'ora. Se fossi la confidente gradirei un momento d'intimità con il mio amico, magari di fronte ad una bella birra. Se fossi con la rossa.........."  vabbè, lasciamo perdere.

 Il senso di tutto questo sparlare è che, alla fine della fiera, sono così disorientata da tutti questi ruoli non integrati che, addirittura, non so più nemmeno io quello che voglio veramente e banalmente. Forse la domanda che dovrei pormi è: che ruolo ho con me stessa?

Dita calcò le scene alle 17:29 | commenti: commenti (18)(popup)
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una foto

Recitato in data mercoledì, 18 luglio 2007 parapsicologia, inquietudo, lesboworld

Guarda questa stanza: completamente spoglia, tre mobili vuoti, il letto senza lenzuola con il cuscino fatto di asciugamani, le mensole disoccupate, le pareti sguarnite, due vestitini buttati là giusto per cambiarsi domani mattina, lo spazzolino fuori, il computer per terra ed io che scrivo sdraiata sul pavimento, sulla pancia piena. Questo era un pò il mio incubo. Ritrovarmi faccia a faccia con il nulla di fuori in cui si poteva rispecchiare il nulla di dentro; per questo ho sempre voluto crearmi uno spazio tutto mio, una camera sola, tutta piena di ninnoli e fronzoli in cui perdermi. E ho sempre fatto in modo di non ritrovarmi in una situazione di tale squallore perchè ho sempre avuto paura di quello che poteva essere il riflesso. E adesso?

Che sensazione equivoca. Il pensiero che tutte le mie cose sono confinate in degli scatoloni, in una casa e lì rimarranno per un bel pò, ed io sarò confinata in un'altra casa, priva di tutto quello che potrei confessare come mio, intimo, non mi pesa per niente. Non avrò più le mie pratiche, la mia armonia e dovrò vivere un pò alla giornata, prendendo le cose come vengono, senza progetti a lungo termine, senza troppe scadenze, arrangiandomi con quello che troverò...(senza il mio computer!!)..tutto questo non mi crea lo smarrimento che credevo. Anzi. Mi sento terribilmente liberata, anche se non so bene da cosa. Ed io che pensavo di aver bisogno di un tetto e di 4 mura in cui rivedermi pienamente per sentirmi "a casa" e difesa... Certo, ho l'amaro in bocca che c'è inevitabilmente quando le cose belle finiscono, ma ho la sensazione che quello che mi aspetta sarà ancora più bello, sempre un pò di più....

Adesso è proprio la fine. E un inizio tutto nuovo.. 

Eh, si. Proprio strano. Mi verrebbe da fare uno di quei paccosissimi discorsi su "come si cambia, come si cresce, come si invecchia.." e blabla, ma mi ucciderei da sola. E invece credo che dipenda dalle persone che ultimamente ruotano attorno al mio universo.......infondo non sono "le cose" che ci fanno sentire sicuri di noi stessi e ci fanno sentire "protetti", ma solo la pratica del rapporto con "l'altro", l'altro che ci conferma la nostra persona come degna di rispetto e benevolenza. 

La pratica con la dottoranda mi riempie molto, si, anche se non è proprio come vorrei.....e ho capito che anche la specializzanda dai capelli neri e lucenti mi gratifica assai.  

Questa estate, per certi versi, è troppo recettiva e troppo poco attiva...grom.

Dita calcò le scene alle 23:29 | commenti: commenti (21)(popup)
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Fiele

Recitato in data martedì, 17 luglio 2007 parapsicologia, traumi quotidiani, inquietudo

Mi sono tuffata con il desiderio di liberarmi da questo enorme peso che mi porto nella pancia da qualche giorno..ed ho cominciato a nuotare con tutta la forza che potevo avere, proprio per vedere se riuscivo a scaricare la mia inquietudine. E più forza ci mettevo, più il peso diventava enorme ed ingombrante. Mi sono resa conto, dopo poco, che nella testa mi risuonavano dei tamburi e questi scandivano il ritmo delle mie bracciate e il tum-tum infondo al cervello alimentava la mia rabbia profonda. Una rabbia pazzesca. Rabbia, rabbia, rabbia...ero così affaticata e gravata da questa zavorra di veleno che mi è venuto il fiatone in poco tempo. Strano. Non mi viene mai il fiato grosso mentre nuoto e, anzi, generalmente riesco a rilassarmi con una facilità favolosa. Dieci vasche, un minuto di riposo, dieci vasche, un minuto di riposo.....e ancora dieci vasche. Cercavo di tenere l'istinto iroso sotto controllo e di sublimarlo con pensieri "positivi", come ci insegnano alle supervisioni. E allora, con un fare un pò beota, comici a chiederti:

"Da dove viene tutta questa rabbia che mi scorre dentro? che ha da dire il mio povero fegatino strabordante di bile..??"

Ed ho cominciato a dialogare, come una deficiente, con il mio fegato. Si, con il mio fegato.

"Su su...dimmelo, che ti fa ammattire? cosa c'è che non riesci a filtrare?"

Insieme a questa serie di domande sarebbe consigliato accompagnare il pensiero con dei movimenti delle mani dal basso in alto, dal punto del corpo dove senti il sentimento negativo fino alla testa..ma ho preferito farmi intimamente queste invocazioni mentre nuotavo a pelo d'acqua, lasciando perdere tutto ciò che poteva essere l'associazione mimica..Non sia mai che risultassi agli occhi della gente più stolta di quanto sia già.

Alla fine della fiera, comunque, non sono riuscita a placare il mio moto di rabbia nè tantomeno a comprenderlo a fondo. Chissà, forse mi dava fastidio l'idea che era l'ultima nuotata in quella piscina ed, essendo io assolutamente patetica e malinconica, guardavo tutto con gli occhi di un "Addio!!".

Terribilmente da Diva.

"Addio tavoletta azzurra, addio galleggiante maculato. Ciao spogliatoio sempre asfissiante. E ciao asciugatori di capelli...Ciao ciao!"

Ma non ho ricevuto nessuna risposta. Solo una pacata indifferenza.

Che rabbia.

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Metti una sera a cena...

Recitato in data domenica, 15 luglio 2007 parapsicologia

ceirwn.

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Secondo la mitologia, Cronos si innamorò follemente della ninfa Filira. Sua moglie Rea lo colse sul fatto e Cronos, trasformatosi in uno stallone, fuggì. Da questa unione nacque il centauro Keiron, ovvero Chirone: uomo nella parte superiore del corpo e cavallo in quella inferiore. Respinto dalla madre, Chirone si ritirò in una grotta sul Monte Pelion e lì insegnò ai giovani eroi le arti marziali, la medicina, la musica, l’astronomia.

I suoi alunni più celebri furono Achille e Asclepio, ovvero Esculapio, rispettivamente l’eroe e il medico per eccellenza. Un giorno fu involontariamente ferito al ginocchio da una freccia avvelenata ed essendo lui immortale, continuò a vivere con questa terribile ferita insanabile

Ogni giorno, prima di prendersi cura dei suoi allievi, egli era costretto a prendersi cura di sé e della propria ferita per poter poi essere efficiente e presente al suo ruolo. Quando arrivò il momento della punizione di Prometeo, mandato a morte per aver rubato il fuoco agli Dei donandolo all’umanità, Chirone chiese a Zeus di poter prendere il suo posto, sacrificando così la propria vita in cambio di quella di Prometeo.

Il sacrificio della sua immortalità liberò Chirone dal tormento della ferita: Zeus, sovrano degli Dei, preso da un atto di compassione per il gesto generoso del centauro, anziché immolarlo, lo trasformò nella costellazione del Sagittario.

L’astrologia lo vede soprattutto come colui che guarisce gli altri ma non riesce a guarire se stesso.

A causa della sua ferita incurabile, Chirone sviluppò una profonda conoscenza della sofferenza. La saggezza, la pazienza che acquisì attraverso il dolore gli consentì di prendersi cura degli altri alleviandone le sofferenze con abilità e compassione. Dunque Chirone rappresenta anche la capacità di prendersi cura degli altri mantenendo il rispetto e la cura per se stessi e le proprie ferite.

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Mon Cher

Recitato in data martedì, 10 luglio 2007 teatralità

"..Ormai manca veramente poco. Sono lì, sul palcoscenico, i riflettori puntati e dritti sulla faccia, il sudore che scende da una tempia e che mi fa colare il cerone; una stanchezza estrema che pervade il corpo. Manca poco alla battuta finale, quella battuta che fa calare il sipario sulla commedia. Felice per la performance, felice perchè finalmente tutto finisce. Oh! Perdio! Sarà un piovere di applausi, un'eco di "brava!" e fiori dappertutto. Stringerò la mano a chi è venuto a farmi i complimenti; bacierò visi per me sconosciuti, ma per cui io sarò la nuova stella del firmamento artistico; firmerò centinaia di autografi e riceverò i fiori più belli, i cioccolatini più gustosi, i regali più esotici e ricercati. E la mia vita sarà una favola. Perchè io te lo farò vedere di cosa sono capace quando ho gli occhi puntati addosso, quando le luci della scena mi trapassano e tutti quegli sguardi mi spogliano per cercare la mia vera essenza. Mi basterà un semplie gesto, una semplice inarcata di sopracciglio, una semplice smorfia per farti capitolare. Per far capitolare tutti, tutti quanti. Detta l'ultima battuta, rimarrò immobile nel mio personaggio finchè il sipario non sarà calato del tutto..e solo a quel punto, soltanto in quel momento, mi muoverò nuovamente per posizionarmi al centro della scena e per raccogliere il mio meritato compenso: l'applauso. L'ovazione. "Brava...divina!!". E sarà bellissimo fare un semplice inchino con la testa, continuando la commedia. Tzè. La mia commedia continuerà in eterno. Prima commedia, poi tragedia, poi farsa, poi mimica, poi di nuovo commedia...... e io ne sarò sempre la stella. Ecco la battuta, la battuta di chiusura, ci siamo...e giù il telone rosso. Ahhhhhh! Mi  metto in mezzo al palco, mi asciugo il sudore. Rido. Sono in posa, tesa e perfetta. Il sipario si riapre e.................."

E' come se fossi invecchiata di 10 anni nell'arco di pochi giorni. Adesso non mi ricordo nemmeno più di quella sera in cui ho recitato per te l'ultima volta: credevo che alla fine dello spettacolo avrei ricevuto quali onori, quali riconoscimenti, quali meriti....e invece..il teatro era tristemente vuoto. Era tutto vuoto. Anzi, non era nemmeno un teatro! era una singola stanza senza nulla, spoglia, disadorna, povera e fredda; ero stata io a costruire la scena, gli spettatori, la storia, i personaggi principali e secondari, i sentimenti, le parole, le quinte, la scenografia. Una regia perfetta. Ero ferma all'apparenza e pensavo di essere nel cuore. Si. Ho notato che mi capita spesso di scambiare l'esteriorità per la sostanza; ma succede sicuramente perchè io stessa mostro la mia parte più superficiale spacciandola per l' anima, quando quest'ultima, in realtà, rimane ben celata sotto uno strato pesante di inconsapevolezza. Per questo, durante lo spettacolo, sentivo costantemente una sensazione strana e ambigua che non riuscivo a decifrare bene, ma che adesso posso chiamare con sicurezza "lontananza". O freddezza, come preferisci. Invece di sentire quell'elettricità magica che lega indissolubilmente l'attore impegnato nel suo dramma e i suoi spettatori, non sentivo nulla....il vuoto, appunto. Che strano: il bisogno di commediare è più forte di qualsiasi realtà. Anche di quella che ti sbattono violentemente in viso.

Che palle recitare. Se solo me ne accorgessi mentre lo faccio, probabilmente mi impegnerei di più per non farlo. Perchè io recito, ma i sentimenti che riverso nella mia pantomima sono decisamente reali. I pensieri che esprimo e le parole che dico sono vere. E sono anche talmente forti che non possono aspettare: mi pervadono in maniera totalizzante e tutto il mio agito ansioso è per quelle parole, per quelle emozioni; non c'è null'altro al mondo.

Io sono la stella, ma....sono io che recito?

Clap, clap, clap. "Brava!". Me lo dico da sola, visto che non c'è nessuno che me lo grida spontaneamente. Tzè. Ci vuole ben altro per abbattere una vera Diva. Brava, si...brava a bere tutto quello che mi si sciorina di fronte. A mia discolpa posso dire che per me, infondo, non era commedia, non era farsa nè tantomeno tragedia e stavo costruendo qualcosa di reale. E' stato solo un peccato di sprovvedutezza e avventatezza.

Ecco...seguite le frecce rosse, vi indicheranno le uscite.  E chiudete le porte quando ve ne sarete andati. Voglio rimanere qui, da sola, a bermi quest'ultimo drink e a rimirare ancora un poco la mia grande commedia. Voglio piangere un pò su queste pagine che ho faticosamente scritto e poi recitato, da sola, perchè pensavo fossero veramente reali; voglio ancora sognare di essere là a vivere quel sogno prima di partire e imbarcarmi in questa nuova avventura, da sola. Voglio cullare ancora un pò il mio animo malinconico e l'idea patetica che tanto mi piace, cioè che mai e poi mai sarò felice ancora come allora.

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...e crash!

Recitato in data giovedì, 05 luglio 2007 traumi quotidiani

Più ci penso e ci ripenso e più mi sembra un fatto incredibile. Avevo anche fatto un sogno, la notte precedente...avevo sognato che i carabinieri, di notte, mi fermavano nella via di casa mia e mi facevano una multa esosa perchè non aveva la cintura di sicurezza. Memore di questo evento onirico, la mattina dopo, un pò per gioco, un pò per scrupolo, mi sono messa la cintura (mi vergogno a dirlo, ma io, la cintura, non la metto praticamenrte mai. Fino a domenica). Io non credo ai sogni premonitori. Penso, al contrario, che la mente e la psiche arrivino a condizionarci a tal punto da poter "dirigere", poi, il nostro comportamento; lo guidano fino a farci compiere azioni totalmente insensate, irrazionali, disadattive. Con le inevitabili conseguenze del caso. Un pò una profezia che si autoavvera. Quindi ho messo la cintura e non scorderò mai più di metterla ogni volta che poggerò il culo su una macchina.

La strada era dritta. Per me era dritta. Forse il sonno (era domenica mattina), forse l'idea che le strade, a quell'ora di domenica, fossero praticamente deserte. O forse, più plausibile, la mia solita faciloneria alla guida (rasenta veramente il patologico..dovrei analizzare questa cosa..); fattostà che mi sono ritrovata a "invadere" la corsia contraria credendo di dover andare a dritto, quando invece il cartello con freccina blu mi diceva di svoltare obbligatoriamente a destra...e...CRASH!!! con una bella alfa romeo 147 nuova di pacca.

Macchina? distrutta da buttare (la sua), irriparabile (la mia).

Spalla e testa sbattute al finestrino e una bella sbucciatura rossa. Mi è rimasto il segno della cintura. E se non l'avessi avuta? nessuno si è fatto male, per fortuna, ma se non l'avessi avuta? cazzo che incubo.

Dopo qualche secondo di incoscienza a seguito del colpo, scendo di macchina ( o da quel che ne rimane): il conducente dell'altra vettura è un vecchio 80enne (ma si può ancora guidare a quell'età???) accompagnato dalla moglie, sua "coetanea":

"Aiuto, aiuto! Sto morendo! 118, ambulanza..il cuore...diomio..aiuto! Infarto, cuore...soccorso"

Panico...panico...che faccio ora?! senso di colpa a gogò, regressione istantanea, mi metto a piangere: "non l'ho fatto di proposito, lo giuro! siggg...mi sono distratta, pensavo di dover andare dritto, lo giuro! non portatemi in galera" manco sentivo il dolore alla testa e alla spalla..

Arriva l'ambulanza che conferma il falso allarme; solo paura, nessuno si è fatto male, per fortuna..è stato un incidente enorme ( c'è di peggio, ovviamente, ma l'ho vissuto come un terremoto).

Dopo due orette, tranquilli, arrivano quelli della polizia municipale a fare i rilevamenti...e una foto di là, una foto di quà passano interminabili minuti sotto il sole. Sono diventata rossa come un'aragosta cotta.

Che trauma. Mi sono presa una paura di nulla. E ancora mi circola nella testa l'idea: e se non avessi avuto quella cazzo di cintura???

E la mia povera pandina verde??? da buttare....sig...

Lunedì in reparto: "dottoressa, come è rossa! stata al mare questo week-end eh?? noi qui ricoverati e lei al mare...brava brava!" ... "Eh si! ho preso troppo sole ieri!"

Probabilmente è un sentimento molto egoistico e stupido, ma il reparto è una salvezza per me; tutto quello che vedo lì dentro mi aiuta a sublimare i miei traumi quotidiani.

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Un istante

Recitato in data domenica, 01 luglio 2007 parapsicologia

Basta veramente un istante per cambiare le cose. magari passi una vita intera tentennando sul da fare o con i paraocchi per non vedere la realtà e tutto il resto se ne va, scorre via. fondi l'esistenza su alcune certezze che ritieni solide come pilastri e poi, basta un istante, per mutare tutto. vivi con la convinzione di essere Qualcuno, di essere concreto e reale e, un istante dopo, puff...ti rendi conto dell'insussistenza di tale pensiero. oggi son qui nel mio splendore e domani..mah..chissà. a me capita così. mi stringo forte alle mie fantasie fino addirittura a sbattere il muso nella loro enormità e, anche in quel momento, le vivo come potenzialmente reali e poi, con un solo istante, cambio modo di pensare. come avessi un interruttore. click- capriccio&sogno-click-culo per terra. forse è funzionale così. le illusioni sono necessarie. ma basta un istante.

Grazie a quell'istante oggi mi pongo una domanda che era un pò di tempo che non mi rivolgevo; ultimamente ho vissuto incredibilmente tutto come già predestinato, come già scritto...mi sembrava che le cose andassero troppo lisce per non essere già state programmate in precedenza. E mi sono un pò lasciata trasportare dalla corrente..così...quasi senza fatica. Diffidare da momenti del genere. Purtroppo niente viene senza fatica e, prima o poi, ti trovi ad affrontare il mare aperto in tempesta senza nemmeno sapere come sia potuto succedere. E quindi, ora, mi chiedo...cosa fare? sono in un paradosso: voglio che qualcuno prenda le redini e mi dica cosa fare perchè son sicura che sono persa, ma nello stesso tempo non sopporto più il controllo di nessuno.

Dita calcò le scene alle 23:46 | commenti: commenti (6)(popup)